La figlia Carlotta ha raccontato in un'intervista: «Al momento della mia nascita papà era fuori per lavoro e quando si presentò in ospedale la nonna Silvia, suocera da lui amatissima, gli corse incontro esclamando: Carlo, è nata finalmente!. Ah, sì? E come si chiama? chiese lui». In questo piccolo aneddoto familiare c'è tutto Carlo Fruttero (1926 - 2012), di cui quest'anno ricorrono i cento anni dalla nascita: l'ironia, la leggerezza, l'umorismo surreale e l'abilità di saper stupire con eleganza.
Il vero centenario ricorrerà il 19 settembre e l'evento clou sarà in programma a Castiglione della Pescaia, il paese toscano dove Fruttero ha vissuto gli ultimi anni della sua vita ed è morto nel 2012, ma le celebrazioni sono già partite in varie città italiane. Il 23 aprile, ed esempio, nella giornata mondiale del libro, debutta a Torino il Club Fruttero, istituto promosso dalla Fondazione Mondadori e dalle eredi Maria Carla e Federica per valorizzare il patrimonio letterario e culturale di uno dei più straordinari ed eclettici protagonisti dell'editoria italiana negli anni Sessanta, Settanta e Ottanta. L'uomo che insieme con Franco Lucentini ha reinventato il giallo italiano (con La donna della domenica e A che punto è la notte), tradotto e portato in Italia grandi autori inglesi e americani per Einaudi, inventato la fantascienza italiana curando per anni le collane di Urania per Mondadori.
Debutta al Circolo dei Lettori di Torino una mostra che ricostruisce la lunga attività editoriale di Carlo Fruttero attraverso materiali d'archivio, testi, citazioni, oggetti e dispositivi interattivi, un progetto della Fondazione Mondadori in collaborazione con l'università Iulm e la Regione Lombardia che in seguito toccherà Milano, Siena, Pistoia fino ad arrivare a Castiglione della Pescaia, laddove riposano le spoglie Fruttero, sepolto insieme all'amico Italo Calvino.
Poi, la sera, sempre al ristorante del Circolo, si svolgerà una cena letteraria nella quale ogni tavolo diventerà uno spazio di conversazione e di lettura condivisa per rievocare i libri di Fruttero come in un salotto letterario: sette tavoli su sette argomenti con altrettanti esperti frutteriani a condurre il gioco: Donne informate sui fatti con Carlotta Fruttero, Mutandine di chiffon con Federica Fruttero, A che punto è la notte con Paolo Verri, Ti trovo un po' pallida con Annalena Benini, direttrice del Salone del Libro, Fruttero giornalista con Francesca Sforza, Urania con Franco Forte e Da una notte all'altra con Giuseppe Culicchia, scrittore e direttore del Circolo dei Lettori.
È proprio Culicchia a sottolineare l'importanza e l'attualità di Fruttero nella cultura italiana: «Ha saputo, con i suoi cento anni, restare contemporaneo di tutti noi, non solo per quanto ha scritto per conto suo o con Lucentini ma anche per ciò che ha amato leggere - eterno ragazzo incantato dai classici - e pubblicare: vedi la fantascienza di Urania, capace di anticipare il nostro presente. Quanto alla famosa prevalenza del cretino, da lui postulata assieme al compagno di scorribande letterarie, beh: chissà che cosa potrebbero ricavare oggi, quei due, da quel pozzo senza fondo che sono i famosi cosiddetti social».
Molti conoscono e apprezzano il Fruttero scrittore, altri ne sottolineano l'importanza come traduttore dall'inglese (Beckett, Salinger, Nathanael West, Thornton Wilder,
Stevenson e tanti altri), ma forse si sottovaluta la straordinaria attività sua e di Lucentini come scopritori e promotori in una narrativa popolare di qualità che in Italia era pressoché sconosciuta: la fantascienza. Lo spiega Franco Forte, attuale direttore di Urania oltreché del Giallo Mondadori e di Segretissimo: «Negli anni Sessanta diedero vita a un sodalizio editoriale contrassegnato dalla sigla F&L, rigorosamente con la & commerciale perché ritenevano il loro lavoro qualcosa di molto vicino all'imprenditorialità da fabbrica, quella che nella casa editrice da cui provenivano, l'Einaudi, era considerata il motore pulsante dell'intellighentia del dopoguerra. L'incarico più importante che gli venne affidato era anche quello apparentemente più in contrasto con la qualità intellettuale di questo straordinario duo: Urania, collana di fantascienza. In Einaudi Fruttero aveva avuto come compagni di banco editor del livello di Italo Calvino, Cesare Pavese, Natalia Ginsburg, Elio Vittorini, eppure oltre all'amore per il giallo, per Dickens e per la narrativa tout court, decisero di intraprendere la più ardua delle sfide: curare una collana di narrativa super popolare che non faceva sconti alla loro passione per la letteratura. E ci riuscirono benissimo, per quasi 25 anni, portando Urania nella storia editoriale».
Senza contare le molte altre curatele di antologie e iniziative editoriali di genere pop, come raccolte poliziesche e horror, pubblicazioni di storia militare e sulla spionaggio, persino la traduzione delle strisce del fumettista americano Johnny Hart (su tutte, B.C. e Il Mago Wiz). Il sodalizio F&L andò avanti per oltre quarant'anni, sino a quando Lucentini, di sei anni più vecchio dell'amico, non decise di mettere la parola fine in un caldo pomeriggio d'agosto del 2002, gettandosi dalla tromba delle scale dell'antico palazzo dove abitava. Pochi mesi prima era uscito Il cretino in sintesi, l'ultimo volume della fortunata trilogia di Mondadori sul fenomeno che Guido Ceronetti ha definito «la condizione umana, il nostro destino storico, l'apogeo della civiltà, l'impronunciabile prevalenza del cretino».
In realtà da alcuni anni La ditta, come loro stessi chiamavano la loro unione, esisteva più che altro sulle copertine dei libri.
Fruttero aveva lasciato Torino e si era trasferito a vivere in Toscana e la loro bottega artigiana aveva quasi chiuso i battenti. «La vecchiaia è un aggiustamento continuo con cacciavite e chiave inglese. Tiri avanti», aveva commentato Fruttero rimasto orfano di Lucentini.