Via libera dal governo al ddl anti-corruzione Alfano: "Liste pulite anche per i parlamentari"

Dal Cdm parere positivo sul provvedimento anti-corruzione. Alfano: "Il principio fondamentale è la trasparente gestione della cosa pubblica". Passa la proposta Calderoli: niente Camere per i condannati. Ancora divergenze sul testo: scontro sui poteri dell'Authority

Via libera dal governo al ddl anti-corruzione 
Alfano: "Liste pulite anche per i parlamentari"

Roma - Via libera, con riserva. Il Consiglio dei ministri ha già dato un ok di massima al disegno di legge anticorruzione, ma il testo è stato approvato "salvo intese". Così, in linguaggio amministrativo, si rimanda la definizione di alcuni punti controversi a una comitato ristretto che ha il compito di trovare una soluzione. "Il ddl anticorruzione ha avuto sostegno pieno del Pdl e della Lega - ha assicurato il ministro delal Giustizia, Angelino Alfano - si tratta di un’ampia normativa. Oggi il Cdm ha approvato tre grandi capitoli del provvedimento che fissa un principio fondamentale: la trasparente gestione della cosa pubblica frena la corruzione".

Nodo cruciale Il punto al momento più controverso del testo pare quello sugli appalti pubblici. Il testo che era stato predisposto nei giorni scorsi agli articoli 3 e 4 demandava il controllo di trasparenza sugli appalti all’Authority specifica. Contro questi due articoli si era espresso però il ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli, e gli articoli erano stati stralciati prima di essere reinseriti, come riferiscicono le fonti, dal sottosegretario alla Presidenza, Gianni Letta. Il dibattito è proseguito anche nella riunione di governo di questa mattina e si è deciso di rinviare il testo definitivo alla commissione ristretta. In ogni caso il provvedimento odierno non entrerà in vigore fino a quando il parlamento non lo trasformerà in legge.

Ineleggibili i condannati Il ddl anticorruzione introduce anche le "liste pulite" per i parlamentari. Il ministro della Semplificazione Roberto Calderoli ha infatti presentato una "proposta emendativa" al testo entrato in Cdm in base alla quale è stata prevista "l’ineleggibilità alle cariche di deputato e senatore per coloro che sono stati condannati, con sentenza passata in giudicato, per i reati di cui alla lettera B dell’articolo 58 del testo unico degli enti locali, per un periodo di 5 anni". "Il provvedimento ha avuto il pieno sostegno del Pdl e della Lega - ha spiegato il Guardasigilli - c’è stata anche la volontà ferma di Berlusconi di procedere a una normativa ampia che riguarda non solo gli aspetti sanzionatori ma che sia in grado di garantire una maggiore efficienza e un buon governo".

I reati I reati per cui saranno ineleggibili al Parlamento coloro che sono stati condannati, in via definitiva, per un periodo di cinque anni sono: peculato, peculato mediante profitto dell’errore altrui, malversazione a danno dello Stato, concussione, corruzione per un atto d’ufficio, corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio, corruzione in atti giudiziari, corruzione di persona incaricata di un pubblico servizio del codice penale. La lista è quella prevista dalla lettera B dell’articolo 58 del testo unico degli enti locali attualmente in vigore. L’elenco dei reati, tuttavia, verrà ampliato dallo stesso ddl anticorruzione, che includerà anche reati gravissimi quali l’attentato contro l’integrità, l’indipendenza e l’unità dello Stato, le associazioni sovversive o con finalità di terrirismo, assistenza agli associati, attentato contro la Costituzone e, tra l’altro, la turbat libertà degli incanti.

Reati contro la pubblica amministrazione Il ddl anticorruzione "inasprisce le pene per i reati compiuti contro la Pubblica Amministrazione". Il ministro Alfano ha, infatti, spiegato che il provvedimento approvato oggi è distinto in tre capitoli: una nuova disciplina contro la corruzione negli enti locali, un piano anticorruzione, e nuove norme sanzionatorie. "Abbiamo aumentato le pene per reati che a nostro parere - ha quindi sottolineato il Guardasigilli - non avevano adeguate sanzioni, dato il loro particolare disvalore sociale".

Enti locali in rosso Il ddl sulla corruzione prevede la caduta delle Giunte locali in caso di bilanci in "profondo rosso". Lo stesso ddl prevede l’ineleggibilità per gli amministratori "spendaccioni". "La previsione del 'fallimento politico' per gli amministratori delle Regioni e degli enti locali - ha spiegato il ministro Sacconi - costituisce un fondamentale complemento della riforma relativa al federalismo fiscale e rappresenta il definitivo passaggio dall’irresponsabilità alla responsabilità nella gestione della finanza regionale e locale". Come nell’assetto civilistico le amministrazioni devono "fallire" nel momento in cui, su iniziativa propria o dei creditori o degli organi di controllo, vengono registrati determinati indicatori di bilancio negativi in assoluto o in relativo rispetto alla gestione precedente. I "libri" non vengono portati in tribunale ma - a seguito di commissariamento - al popolo elettore con la conseguenza della ineleggibilità a qualunque funzione politica degli amministratori "falliti". In questo modo il disegno di legge odierno sulla corruzione non considera solo le violazioni sanzionate da norme penali ma introduce una robusta deterrenza alla cattiva gestione a prescindere dai profili penali. "Per le Regioni la novità si collega alla esperienza già realizzata in materia di commissariamento delle gestioni deficitarie della sanità, la cui spesa costituisce l’83 per cento medio della spesa corrente delle Regioni".