Vino e gelate primaverili: una antichissima sfida tra l’uomo e la natura

Anche quest’anno, in Francia, le gelate primaverili hanno colpito le coltivazioni e la viticoltura. Una antica battaglia tra l'uomo e la natura, combattuta a suon di preghiere, metodi ancestrali e nuove tecnologie

Vino e gelate primaverili: una antichissima sfida tra l’uomo e la natura

Aprile, non ti scoprire” o parafrasando i francesi “Aprile, non ti togliere un filo” (di tessuto ndr).

Perché il gelo è dietro l'angolo e anche quest'anno ha colpito la Francia.

Temperature in picchiata che non si registravano dal 1947.

Meno 9 gradi nella regione dello Champagne, gelate nella zona di produzione dello Chablis e danni alla viticoltura, ma anche agli alberi da frutto.

Ma, come da copione, anche stavolta gli agricoltori e i viticoltori francesi non si sono fatti trovare impreparati e hanno messo a punto l’ennesima task force per proteggere la vite e sue neonate gemme.

Notti insonni (si lavora soprattutto dalle 3 alle 6 di mattina dove il freddo raggiunge il picco massimo) all’addiaccio e al gelo per l'esercito di operai, volontari, vignaioli proprietari con famiglia al seguito, dipendenti impiegati nelle risorse umane, tutti impegnati ad accendere enormi candele tra i filari e a vegliare sui loro effetti con l’arduo scopo di riscaldare l’aria fredda e scongiurare la morte delle gemme.

Sono loro i custodi delle fragili piantine.

Nel tentativo di salvare il salvabile, il metodo ancestrale dell’accensione dei fuochi in vigna, che dovrebbe portare ad un aumento della temperatura fino a 8 gradi centigradi, suscita sempre stupore, suggestione ed una quasi religiosa contemplazione tra i non addetti ai lavori.

Ma non ha davvero nulla di romantico.

Al contrario, testimonia lo sforzo disperato dei coltivatori alle prese con eventi climatici considerati nefasti.

Un’ impresa estremamente costosa che si avvale di accurate previsioni meteo per essere dispiegata.

Per ottenere dei risultati soddisfacenti non possono essere impiegate meno di 400 candele per ettaro (la cui cera dovrebbe tassativamente essere di origine naturale, a bassa emissione di fumi per non danneggiare l'ambiente) per un costo di quasi 2.500 euro ogni 1000 metri (più le tasse) per 3 giorni di trattamento.

Un investimento non alla portata di tutti, con un rapporto costo beneficio comunque favorevole per molti.

Ma le armi a difesa delle delicate gemme sono multiple ed accanto a quelle ancestrali ne troviamo di più moderne che si avvalgono di tecnologia all’avanguardia.

I sistemi di aspersione, per esempio, fanno parte dei mezzi di nuova generazione e simulano una pioggia artificiale continua che viene spruzzata sulle piante. L'acqua, a causa delle basse temperature, si congela, incapsulando le gemme in una tasca di ghiaccio senza che il liquido al suo interno geli, conservandole intatte.

Un sistema costoso (circa 350 mila euro per proteggere 12 ettari di terra) che ha lo svantaggio di impiegare ingenti risorse idriche ma che risulta efficace fino ad una temperatura di - 7 gradi centigradi.

Nel variegato armamentario "bellico" si annoverano anche le rumorose torri eoliche, dei ventilatori giganti che muovono l’aria.

Per rafforzare la loro efficacia vengono usati insieme ad enormi candele da 60 litri, nello sforzo di aumentare la temperatura.

Il 20 aprile del 1913 il New York Times dedicava un trafiletto alla notizia, giunta in redazione via cavo telegrafico, dell’ondata di gelo e delle copiose nevicate che si erano abbattute sul distretto del vino in Francia, causando la perdita di metà del raccolto nella zona dello Champagne.

Un paio di secoli prima, nel 1728 l'affascinante racconto dell'enoturista Claude Arnoux, intitolato "Dissertazione sulla situazione della Borgogna" raccontava che i mezzi usati dai vignaioli per combattere le gelate notturne in primavera erano la preghiera e il suono incessante delle campane: "si prega molto di più in questo periodo... e i contadini superstiziosi corrono in chiesa a suonare le campane con tutte le loro forze, immaginandosi che Dio tenga conto di questa opera di religione o che l'agitazione che esse (le campane ndr) scaldino l'aria o cambino il vento e qualunque sia ragione, in questa stagione si suonano le campane in un tal modo che non si può dormire" .

Nel XX secolo, nonostante i nuovi mezzi ed una sofisticata tecnologia a disposizione, il lavoro del vignaiolo è ancora alla mercé degli eventi atmosferici.

Una sfida che si gioca in una notte gelida, con il rischio di mandare in fumo il lavoro di un anno perché è la natura spesso ad avere l’ultima parola.

E i Santi a cui votarsi rimangono ancor oggi, tra gli agricoltori moderni, un riferimento importante.

L'attesa del passaggio delle date dei Santi del ghiaccio che termina il 13 maggio rappresenta ufficiosamente lo spartiacque per tirare un sospiro di sollievo perché “San Pancrazio sovente porta il ghiaccio” e “prima di Santo Servais, nessuna estate ma dopo Santo Servais, basta gelate”.

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