Gli azzurri vestono di bianco. Anzi, per essere precisi, bianco latte. È così che Giorgio Armani li aveva pensati. È così che li aveva presentati lui stesso, a maggio dello scorso anno, pochi mesi prima della sua scomparsa avvenuta a settembre. Ed è così che, dopo aver sfilato ufficialmente a gennaio, ora scendono in pista (e saliranno - si spera in parecchie - sul podio) le divise del suo Emporio EA7, indossate dalla squadra italiana che partecipa ai Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano Cortina. A parte ieri sera. Dopo tributo allo stilista durante la cerimonia di inaugurazione alla quale Re Giorgio aveva dato il suo contributo, con la sfilata di 60 modelle negli abiti tricolore prima dell'inno nazionale, il bianco degli atleti si è fatto grigio, bellissimo, elegante, forse più cittadino, sicuramente sempre luminoso ma vagamente struggente al tempo stesso.
D'altronde quella di Armani non è, e non sarebbe mai potuta essere, solo una semplice collezione di abbigliamento tecnico. A partire dalla giacca e i pantaloni termici in tessuto waterproof Protectum7, passando per il bomber oversize con la stampa all over Italia e poi sopra e sotto tutto il resto, tuta da sci, t-shirt, polo, maglione, dalla testa ai piedi con cappelli e scarpe (da running e da montagna con sistema antigelo). L'estetica è eleganza. E ogni dettaglio un simbolo. Anche quelli che lui aveva voluto (già nel 2014) tenere più nascosti. Come l'Inno di Mameli scritto e stampato all'interno delle giacche. Invisibile agli occhi degli spettatori ma avvolgente per chi lo abita durante le gare. Non un segno da esibire, ma una consapevolezza della propria storia da chiudersi con una zip. É l'Italia di Armani che non ha mai avuto bisogno di eccessi per affermarsi. Perchè la vera autorevolezza sta nel saper parlare a bassa voce.
"Milano, Olimpiadi e Paralimpiadi: non potrei immaginare un progetto di collaborazione più stimolante, che vede protagonisti la città che tanto mi ha dato e lo sport. Lavorare per e con gli atleti italiani è sempre un piacere e motivo di grande orgoglio", aveva detto Armani alla presentazione di gennaio incorniciato tra tanti sportivi. Lo sport è stata una costante che lui ha vissuto e poi trasformato in stile. "Dello sport amo il confronto con i propri limiti, il non arrendersi mai. Lo sport è un modo di essere e di vivere", aveva scritto anche nella sua autobiografia "Per amore". Armani ha disegnato e cucito punto dietro punto otto Olimpiadi a partire da quelle estive di Londra 2012, e poi Sochi 2014, Rio 2016, Pyeongchang 2018, Tokyo 2020, Pechino 2022, Parigi 2024. Ininterrottamente in blu notte. Fino a Milano Cortina. Quando il bianco latte diventa solo un'apparente discontinuità. Voluta. Scelta. Motivata.
"Ho scelto un solo colore, il bianco, per suggerire armonia con le vette innevate. Tra i valori dello sport, il rispetto è forse uno dei più alti, e l'ho condensato in un'idea di semplicità, pulizia e purezza". L'Italia è una scritta ricamata, tridimensionale, ben visibile ma non urlata. Discreta in tutto quel bianco, sprettro per tutti colori che annulla il superfluo, parla di montagne, di neve, di quella "purezza" che Giorgio Armani aveva voluto legare allo sport "e ad uno dei suoi valori più alti", il rispetto. Addosso ai nostri atleti oggi e senza più Armani ha una forza ancora più decisa. Per loro che lo indosseranno e per noi che stiamo a guardare.
Consapevoli come aveva voluto riconoscere allora, a gennaio, il presidente della Fondazione Milano Cortina Giovanni Malagò che "lo sport italiano deve moltissimo al signor Armani. É valore aggiunto e ci ha portato molta fortuna".