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Italiano, storico, Antico. Ecco come nasce il sigaro simbolo di artigianalità (anche grazie alle donne)

Nelle Manifatture di Lucca tra profumo di tabacco, fantasia e crocifissi. E arriva il riconoscimento di "marchio storico"

Italiano, storico, Antico. Ecco come nasce il sigaro simbolo di artigianalità (anche grazie alle donne)
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nostro inviato a Lucca

Volevano buttarlo in Arno, oggi ne vendono 250 milioni di pezzi l'anno in 50 Paesi. Parafrasando un modo di dire popolare, è certo che negli ultimi due secoli per il Sigaro Toscano il fumo sia davvero cambiato. Un po' per caso, un po' per competenza, un po' per il coraggio di chi ha voluto investire sul tabacco made in Italy.

Ma andiamo con ordine, ovvero dalla storia di cui è impregnato l'impianto delle Manifatture, a Lucca, casa spirituale e molto materiale del Toscano. È lo stabilimento europeo in cui si confeziona il maggior numero di sigari fatti a mano, ed è attivo dal 2004, anno del trasloco delle linee di produzione - e di tanti crocefissi e pezzi di arte sacra, ai quali i lucchesi sono devotissimi - dalla vecchia sede nel convento di Porta sant'Anna. Quella nuova è sempre più innovativa e accogliente anche per i turisti, e ha visto prima il passaggio di proprietà dai Monopoli di Stato a British Tobacco, fino alla nascita di Manifatture Sigaro Toscano, la società che - dall'interno di Alta Gamma - ha dato a questo vizio italianissimo uno standing opposto ai suoi natali assai plebei.

Già, perché "come molte altre eccellenze, il Toscano - racconta il responsabile eventi di MST Terry Nasti - nasce da un errore". Ovvero da una partita di tabacco Kentucky da masticare che nel 1815 venne lasciata sotto un'acquazzone in un cortile fiorentino. Le foglie si bagnarono, si asciugarono, iniziarono a fermentare con relativo odore di ammoniaca e ci fu chi voleva appunto gettarle nell'Arno. Però il tabacco era la prima fonte di entrate del Granducato di Toscana, sicché l'allora direttore cercò di salvare la partita di tabacco e decise di creare un sigaro da vendere al popolo che poteva permettersi al massimo i mozziconi che i "ciccaioli" recuperavano per strada. La partita di "Sigaro fermentato", come venne commercializzato, andò esaurita in una settimana: un successo clamoroso, "come l'alchimia che trasforma il ferro in oro", sorride Terry. E nel 1818 iniziò la produzione ufficiale.

Due secoli dopo, l'impianto di Lucca - al quale si è aggiunto quello di Cava dei Tirreni - dà lavoro a oltre 240 persone. All'ingresso, accanto al "volto santo" del Cristo, commissionato dopo che le Manifatture furono risparmiate dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale, c'è anche un girello: è il simbolo della forza delle sigaraie, che a inizio '900 furono le prime a ottenere un asilo aziendale e ancora oggi costituiscono il fulcro della produzione manuale: "I sigari fatti a mano - spiega il responsabile di stabilimento Carlo Rossi - furono reintrodotti nel 1981 con l'Originale per i duty free e da allora sono un fiore all'occhiello del Toscano". Sono 40 le donne che li confezionano, con una manualità degna dei più abili chef di sushi. Un lavoro ambito, per cui si ha perfino diritto a una pausa di 8 minuti ogni ora: il tempo necessario per far riposare i tendini della mano ed evitare il tunnel carpale.

Fra i capannoni, si passeggia fra "vicolo Antica Riserva" e "viale Presidente". Qui ogni direttrice dell'immensa area produttiva è dedicata a uno dei circa 40 prodotti studiati dal marketing, spesso tra i bonari borbottii di chi deve adeguare macchinari e ricette alle nuove esigenze. Oggi è l'Antico Toscano ad essere festeggiato, grazie al recente riconoscimento di "marchio storico", una sorta di certificato di autenticità che si somma al successo degli aromatizzati (in Turchia tutti pazzi per il gusto Limoncello...), al boom in Serbia e Romania e ai primi passi nel mercato cinese e in quello USA, dove il sapore deciso e il finale amaricante sono considerati "esotici" dai consumatori di sigari caraibici.

Seguire il viaggio del tabacco, che arriva qui in foglie intere già affumicate e stoccate in casse da 200 chili - è affascinante anche dal punto di vista olfattivo. Bagnamento, sgocciolamento, stabilizzazione, fermentazione, selezione dei frammenti (le foglie esterne per la fascia, le spezzettate per il ripieno, perché "il tabacco è come il maiale, non si butta nulla"). E poi ancora il controllo qualità, delle dimensioni e del tiraggio, fino all'esame delle imperfezioni estetiche: il 40% delle 1500 tonnellate di materia prima viene perso durante la lavorazione.

Il risultato di questo processo, che si conclude con il confezionamento nel cellophane, "l'abito naturale del sigaro", è un simbolo multiforme della creatività italiana, dello stile e

dell'artigianalità. Un prodotto che è sì a base nicotinica e dunque nuoce alla salute, ma con una differenza: "Si dice devo farmi una sigaretta, ma voglio farmi un sigaro". Cinquanta sfumature di fumo, infinite di Toscano.

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