Ora si chiama Pilates, più che un allenamento è un fighissimo rito urbano da boutique del benessere, muove un esercito di oltre 13 milioni di praticanti convertiti pure ai raccapriccianti calzini antiscivolo, tanto da valere 120,9 miliardi di dollari (dato 2024). Spiccioli se confrontati alla previsione di 520 miliardi entro il 2035, grazie a un balzo annuale del 14,3% (dato Allied Market Research).
Ma esattamente un secolo fa, Pilates era semplicemente il cognome di un signore poco più che quarantenne che di nome faceva Joseph Hubertus, tedesco di origine, sbarcato nel 1926 a Ellis Island, su una nave piena di uomini, donne e speranze di una nuova vita. In quel viaggio aveva conosciuto Clara Zuener, sua futura compagna di vita e professionale. Dietro si era lasciato una moglie, una figlia, una storia iniziata con un'infanzia malaticcia, lo studio in adolescenza dell'anatomia su un libro regalato il medico di famiglia, il riscatto sportivo come pugile e artista circense, una prigionia e molte leggende. Ma si era portato dietro, la sola cosa che gli interessava, la sua ossessione: un metodo di allenamento "divertente quanto il sesso" chiamato "Contrology", fatto di 34 esercizi fondamentali, macchine inventate da lui proprio mentre era prigioniero nei campi in Inghilterra per riabilitare i detenuti feriti e allettati durante la Prima Guerra Mondiale, basato sull'idea che "è la mente che costruisce il corpo".
Sulla nave che lo porta nel 1926 a New York - dove quello stesso anno apre il primo studio - tra i tanti in cerca dell'America, anche Pilates cerca la sua: vuole convincere quel Paese dove tutto era possibile ad appassionarsi al suo metodo. Sarà un successo, ne è convinto. Spoileriamo subito la fine. Pilates morirà senza essere diventato ricco, moderatamente celebre, a 84 anni per enfisema polmonare, lesioni (pare) riportate durante un incendio scoppiato nel suo studio. È il 9 ottobre 1967. L'America è ancora un paese dove il fitness è ancora lontano, le uniche palestre sono quelle di boxe, non esisteva il jogging, ma il pilates che si chiamava ancora Contrology si era già ricavato una piccola nicchia nel mondo della danza, tra i ballerini del celebre New York City Ballet. È da lì che muove i suoi primi passi e, dopo la morte di Pilates, saranno i cosiddetti "Elders" gli storici allievi che segnano il passaggio, anno dopo anno, del pilates da pratica esclusiva, legata alla danza e alla riabilitazione a fitness internazionale che ha fatto innamorare vip di tutto il mondo da Madonna a Ronaldo. Pilates d'altronde lo raccontava di essere cinquant'anni avanti rispetto al suo tempo. E il tempo lo ha dimostrato.
LE ORIGINI
La sua storia è un romanzo. Inizia in Germania, a Mönchengladbach, città industriale della Renania dove, il 9 dicembre 1883 nasce Joseph Hubertus Pilates. Anche se sosteneva di essere nato nel 1880: si dava tre anni in più per amplificare l'effetto "ringiovanente" del metodo. Voleva essere il primo testimonial di se stesso. Era un bambino gracile, fisicamente esile e cagionevole di salute. Soffriva di asma, rachitismo e febbre reumatica. Fin da ragazzino si mette in testa di rafforzare quel suo corpicino fragile con lo sport. È il vecchio medico di famiglia a regalargli un libro di anatomia. Pilates si appassiona allo studio delle varie parti del corpo, al suo movimento, alla biomeccanica e a diversi metodi di allenamento e tecniche di combattimento, prime fra tutte quelle degli antichi Greci e Romani, maestri nell'equilibrio ideale tra mente, corpo e spirito. Le origini greche di cui Pilates si vanterà, pare che siano un mito di costruzione tardiva, post 1945, per smarcarsi dalla Germania nazista.
Ci sono molti "se" e molti "forse" lungo tutta la sua vita, nella quale ha cercato di fare chiarezza Eva Rinke, storica tedesca, con un libro che a breve sarà pubblicato anche in Italia. Per certo, grazie all'esercizio fisico, non solo si rafforza ma diventa un grande sportivo: nuoto, ginnastica, box, anche una stella del circo. Attività che nel 1914 lo vede nel Regno Unito dove di esibisce come artista circense, ma dove diventa l'uomo sbagliato nel posto sbagliato. Quando scoppia la prima Guerra Mondiale, il governo Britannico emana l'Aliens Restrinction Act: tutti i tedeschi presenti sul territorio diventano "stranieri nemici". Pilates viene arrestato e internato sull'Isola di Man. Crisi/opportunità. È qui, nei campi di Lancaster e Knockaloe, come prigioniero di guerra che mette a fuoco le basi della "Contrology". Come riporta il National Geographic, in un raro articolo su Sports Illustrated del 1962 Pilates racconta al giornalista Robert Wernick del periodo trascorso sull'Isola di Man, dove aveva passato i giorni assistendo al deterioramento fisico e mentale dei suoi compagni prigionieri, "dove l'unico diversivo era osservare qualche gatto affamato correre dietro a un topo o un uccellino". "Perché i gatti erano così in forma, vispi, mentre gli uomini diventavano ogni giorno più pallidi, deboli e apatici, tanto che bastava un raffreddore o una storta a una caviglia per metterli KO?". Gli allungamenti felini diventano poi, uno dei principi del pilates. Nel 1918, un'epidemia di influenza devastante colpisce l'Inghilterra, ma sorprendentemente nessuno dei pazienti allenati da Pilates muore. Per lui, e non solo per lui, è la conferma dell'efficacia del suo metodo. Il suo successo con i pazienti cattura l'attenzione dei responsabili del campo, che lo nominano inserviente in un ospedale per i feriti di guerra. Pilates si dedica alla cura di 30 pazienti, incoraggiandoli a muovere tutte le parti del corpo che sono in grado di far funzionare. Studia gli esercizi, i movimenti per contrastare il riposo forzato a letto causa di atrofia muscolare e indebolimento del sistema immunitario. Gli esercizi di Pilates si rivelano un rimedio efficace per una rapida guarigione. Insiste e s'inventa la sua prima embrionale macchina, quella che ancora oggi (modificata ma non troppo) viene usata con lo stesso nome nelle palestre di tutto il mondo: la Cadillac, grazie a un ingegnoso uso di molle attaccate ai letti. L'unica materia prima che aveva disposizione. È li, osservando i gatti e usando le molle dei letti dell'infermeria che ci sono le basi delle sue prime "macchine" fatte di carrelli, molle e cinghie.
IN CERCA DELL'AMERICA
Dopo la guerra, all'inizio del 1919, Pilates fu rimpatriato in Germania. Ad Amburgo viene incaricato dell'addestramento fisico delle nuove reclute e dell'intero corpo di polizia militare. Lui scappa. Emigra negli Stati Uniti nel 1926. Sul transatlantico Westphalia conosce Clara Zeuner, che sarà la sua compagna di vita e la vera anima pedagogica dello studio. Insieme aprono il loro primo studio newyorkese al 939 di Eighth Avenue, vicino a Broadway: esattamente 100 anni fa. E conquista il mondo della danza moderna. È la danza, non lo sport, a fare la fortuna del metodo. I suoi attrezzi (Reformer, Wunda Chair, Cadillac, V-Bed) nascono come mobili domestici trasformabili: pensava al fitness dentro casa, nei piccoli appartamenti di Manhattan. Tra il 1961 e il 1963 scrive ripetutamente al presidente Kennedy convinto che la Contrology potesse "salvare l'America". Cosa che succederà, ma molto tempo dopo. In quel tempo non riceve mai un colloquio. Quando Pilates muore, non lasciò nessun piano di successione. La moglie Clara affida lo studio a una sua allieva Romana Kryzanowska che lo guida fino alla chiusura nel 1989. Le Elders, le "anziane" - Ron Fletcher, Kathy Grant, Eve Gentry, Carola Trier Jay Grimes e Lolit San Miguel, l'unica ancora in vita - portano avanti il suo metodo, fedeli allo spirito originario. Ma per quasi 70 anni resta una pratica di nicchia.
Il punto di svolta ha una data precisa: 19 ottobre 2000. La giudice Miriam Cedarbaum del tribunale di New York dichiarò il termine "pilates" generico, come yoga e karate invalidando i brevetti che qualcuno aveva registrato. E Joseph Hubertus Pilates diventa immortale.