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Dal suede al cuoio alla nappa preziosa. Torna chic o ribelle ora più vissuta (ma mai invecchiata)

Protagonista alle ultime sfilate, non è più solo invernale. Must have? Il bomber oversize e tutte le sfumature del marrone

Dal suede al cuoio alla nappa preziosa. Torna chic o ribelle ora più vissuta (ma mai invecchiata)

Si stropiccia e si graffia, si scrolla di dosso strati, resta croccante ma si fa più morbida giorno dopo giorno, anno dopo anno. Indipendentemente dal fatto che il tempo le sia passato addosso davvero o che se ne sia uscita dalle mani di qualche abile artigiano con rughe già pronte per farla sembrare una signora e non una giovinetta. Si assottiglia e sembra impalpabile. Perché è così che la pelle è tornata prepotentemente a riprendersi la scena sulle ultime passerelle, nei negozi e addosso alla gente: invecchiata, usurata, vissuta. Ed è così che è stata celebrata da tutte le fiere di settore in corso dallo scorso Febbraio a Marzo fino a Settembre a Milano (Lineapelle, Aplf, Micam&Mipel, Mipel&Autumn e Lineapelle Autumn). Perché il vero lusso parte dal contatto con materiali vivi.

Storia affascinante quella dei capi in pelle: un misto di necessità funzionale, evoluzione tecnica e ribellione culturale. Ha accompagnato l'uomo per millenni, dalle caverne preistoriche alle sfilate di alta moda. Da semplice capo per coprirsi dalle intemperie è quasi subito assurta a simbolo: dalle corazze di cuoio dei guerrieri ai sandali decorati delle classi agiate quando la lavorazione iniziava a diventare arte. Ma è nel Medioevo e nel Rinascimento che la pelle si afferma come materiale prezioso, non ancora protagonista dell'abbigliamento quotidiano si insinua però nei dettagli: guanti, calzature, cinture... Nel 1800 i Lederhosen, i pantaloni di pelle corti utilizzati dalle popolazioni alpine austriache e tedesche per lavorare nelle campagne e andare a caccia, iniziano a imporsi come costume regionale. Facendo un balzo in avanti al 1910, la pelle diventa avanguardia si fa tecnica e si mette a vestire l'aviazione: la pioniera Marie Marvingt fu una delle prime donne a indossare una giacca di pelle per proteggersi dal freddo intenso durante i voli in cabina aperta. Nel 1920 Prada inizia a trattare la pelle in maniera innovativa e crea la giacca da fienile o Barn Jacket pensata inizialmente per la campagna e diventata poi di moda. Nel 1928, Irving Schott scrive definitivamente la storia della pelle progettando la prima giacca da motociclista, il chiodo: si chiama Perfecto, prende il nome dal suo sigaro preferito, costa 5,50 dollari e ha una cerniera (la prima ad essere utilizzata) diagonale asimmetrica che serviva ad evitare che la pelle si piegasse. Poi le Cuts dei motociclisti dopo la Seconda guerra mondiale, con i veterani che vanno a cercarsi adrenalina a cavallo di una moto ispirando l'esigenza di una giacca di pelle senza maniche per l'estate. E negli anni Cinquanta si passò alla Biker che faceva un po' effetto Fonzie per la sua rigidità ma che Marlon Brando sdoganò indossandola ne Il selvaggio (1953) quando diventò il simbolo della ribellione tanto da essere vietata in molte scuole americane. Nel 2026 la pelle non è più solo un materiale, diventa un linguaggio sul quale si esercitano tradizione artigianale e sperimentazione tecnologica, supera i minimalismi severi degli anni precedenti, si ammorbidisce nelle forme e al tatto, si dà un'aria vissuta. Cappotti over, linee arrotondate, trench fluidi, blazer, cinture che segnano il punto vita e naturalmente gli accessori.

Sfilano sulle passerelle di Gucci, Bottega Veneta, Balenciaga, Tod's, Ferragamo, Fendi, Jill Sander, Ferrari... Tutti a declinare la pelle e a renderla protagonista a reinterpretarla per farla audace, lussuosa, classicissima.

Tod's ha mostrato una straordinaria maestria lavorando la nappa morbida per creare top a fazzoletto, gonne e abiti che simulano tessuti leggeri. Louise Trotter, per Bottega Veneta, ha proposto abiti in pelle nera con dettagli intrecciati e trench in pelle oversize, puntando sul massimalismo e su una silhouette scivolata. Mentre Fendi, in occasione del centenario della maison ha fatto della pelle e della pelliccia un punto fermo, con look definiti da una forte artigianalità. Ed Ermanno Scervino ha presentato una principessa contemporanea, usando la pelle per strutturare outfit eleganti e decisi.

Luigi Fila, direttore creativo di Valstar spiega che si nota un cambio di tendenze abbastanza chiaro negli ultimi anni. "Si usa molto il montone rovesciato al posto della pelliccia tradizionale: montone rovesciato, vello a vista, ma con costruzioni più leggere e linee più pulite. Rimane un materiale importante a livello visivo, ma lo si interpreta in modo più attuale. Si vede anche tanta pelle trattata effetto vissuto: lavaggi, cere, abrasioni controllate che danno quell'aspetto già portato. La differenza è che non è più solo un codice biker, ma viene applicato anche a capi più sofisticati. E poi sta crescendo la hair-on stampata, quindi pelle con pelo naturale su cui si interviene con stampe o pattern: è una lavorazione che dà molta profondità e diventa subito protagonista".

E racconta come sono cambiati i capi in pelle: "Oggi sono molto meno legati all'immaginario classico. Non ci si ferma più ai modelli iconici: la pelle entra in tipologie diverse e spesso è il pezzo più forte, quello che racconta di più la direzione della collezione. C'è più ricerca, sia nei trattamenti sia nella costruzione. La modellistica è più spinta, i volumi sono meno tradizionali, si lavora molto sull'alleggerimento e sulla contaminazione con altri materiali. In generale la pelle non è più solo un simbolo, ma uno spazio di sperimentazione vera, sia creativa che tecnica".

La pelle non è più solo invernale, corteggia anche i modelli estivi con abiti leggeri e lavorazioni intrecciate, oltre al total black, le sfilate hanno mostrato sfumature di marrone cioccolato, bordeaux (Mars Red) e tonalità calde come cognac e caramello. Il bomber in pelle oversize con spalle rilassate si conferma un capo must-have per il 2026, spesso arricchito da dettagli in shearling e c'è un forte ritorno del camoscio (suede) per borse capienti e capi d'abbigliamento. Francesco Pizzuti, amministratore delegato del gruppo Zeis Excelsa (Cult, Docksteps, Oxs) parla della tendenza pelle attraverso le informazioni che arrivano dal mercato, quindi dalle vetrine dei loro clienti e dai dati di sell out.

"Notiamo che la tendenza più forte del momento riguarda una forte richiesta di colori marroni rispetto al classico nero. C'è nei negozi una forte presenza di varie sfumature di colori caldi, partendo dal sabbia fino ad arrivare al testa di moro, sia in pelle che in materiali scamosciati. Questa tendenza va inevitabilmente di pari passo con le proposte delle aziende di abbigliamento. Le calzature in pelle negli anni non mi pare abbiano avuto cambiamenti, nel senso che non registriamo grandi evoluzioni tecnologiche a differenza invece di quello che è successo per i prodotti tecnici sportivi sviluppati con tomaie sintetiche, dove invece ci sono stati dei grandi progressi e grandi evoluzioni che hanno permesso di sviluppare prodotti sempre più leggeri, più performanti e duraturi.

Per quanto riguarda la percezione invece c'è un crescente fetta di consumatori che preferisce acquistare calzature in eco pelle, per non rinunciare comunque a quel look tradizionale ma che per motivazioni principalmente etiche non vuole acquistare prodotti di natura animale". Perché indossare la pelle non è solo vestirsi: è un'attitudine. È stringersi la ribellione addosso.

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