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"L'inchiesta? Colpa della fretta con cui si è chiusa l'operazione"

L'ex sindaco Gabriele Albertini: "Sulla vendita dello stadio Sala ha perso 7 anni perché ostaggio dei Verdi"

"L'inchiesta? Colpa della fretta con cui si è chiusa l'operazione"
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Gabriele Albertini, sindaco dal 1997 al 2006, come vede quest'inchiesta?

"Questa vicenda ha qualcosa di paradossale, è uno scenario che ho vissuto quando decidemmo di spostare la fiera a Rho. Gli operatori e la Fondazione Fiera avevano posto il problema degli spazi della fiera insufficienti per una competizione internazionale. Servivano spazi più ampi, una logistica diversa e servizi adeguati. Così spostammo i padiglioni e riqualificammo l'area della fiera milano con CityLife. Otto anni fa le squadre si sono rivolte al Comune per spiegare che il Meazza non era più adeguato alle nuove esigenze dello spettacolo calcio: sufficiente anche un impianto con una capienza inferiore agli 80mila spettatori attrezzato con nuovi servizi: vedere una partita di calcio è diventata un'altra cosa. Chi viene in città a vedere la partita poi vuole cenare fuori, alloggiare vicino allo stadio, fare shopping e poi visitare un museo, serviva quindi un impianto diverso".

Che differenza c'è stata tra la sua vicenda - la realizzazione di Citylife che vedeva comunque una serie di comitati di cittadini contrari e quella che ha visto il sindaco Sala con lo stadio?

"La giunta Sala aveva i Verdi-talebani all'interno della sua maggioranza, tanto che lo stesso sindaco nel suo secondo mandato si è iscritto al partito dei Verdi, zavorre della società e contrari a ogni tipo di cambiamento. Così hanno paralizzato l'azione della giunta per 7 anni".

Tornando all'inchiesta...

"L'inchiesta è figlia di una considerazione politica ostaggio degli ambientalisti talebani, tanto che Forza Italia è dovuta uscire dall'aula per consentire che la delibera venisse approvata il 29 settembre, perchè Sala con la sua sola maggioranza non ce l'avrebbe fatta altrimenti. Ma qui è in ballo una rigenerazione urbanistica che potrebbe attirre investimenti privati per 1,5 miliardi di euro, e che avrebbero giovato all'intero quartiere, anche a quella parte di San Siro fatta di case popolari. In sostanza era una decisione che si sarebbe dovuta prendere sette anni prima e che avrebbe permesso di bandire un concorso internazionale come abbiamo fatto noi, con tutta la calma che richiedeva l'operazione".

Lo stadio però era vincolato.

"Il vincolo era sulla storia dell'edificio, per i suoi 70 anni, ma in realtà il Meazza è un complesso di tre stadi sovrapposti tra loro che nulla hanno delle qualità architettoniche degne di un monumento che vada conservato. Diciamo che ha un valore sentimentale, ma non architettonico. In sostanza l'unica scelta ragionevole è abbatterlo e costruirne uno nuovo. Tenere in piedi uno stadio senza partite sarebbe stato solo un debito".

Quindi l'inchiesta è frutto della fretta, dopo 7 anni di paralisi e incapacità del sindaco di chiudere la questione?

"Il sindaco lo salvo perchè so perfettamente che cosa vuole dire, però condanno le sue scelte, cioè il fatto che lui si sia troppo lasciato influenzare dai Verdi, e poi ha dovuto correre. Poi ci sono pm che hanno una sensibilità istituzionale, come quella che mostrò Bruti Liberati con l'inchiesta sull'Expo in cui, certo fece le indagini, ma riconobbe l'interesse nazionale superiore avendo la consapevolezza che arresti e sequestri sarebbero stati una rovina per l'intero Paese. Si dimostrò poi che le accuse erano inesistenti.

Io non so come stanno le cose ma in questi casi, quando sono in gioco questi valori, bisogna essere molto cauti. Se si blocca la vendita dello stadio per delle ombre ildisastro è enorme. L'interesse della città è più alto e forte dello scontro politico".

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