Dopo otto anni di silenzio torna il commissario Michele Balistreri, il poliziotto più controverso, tormentato e politicamente scorretto del noir italiano. Un uomo nato in Libia da una famiglia fascista, scappato a Roma dopo che Gheddafi ha cacciato gli italiani da Tripoli, finito a militare nell'eversione nera e sfuggito solo per poco alla follia del terrorismo degli anni Settanta. Mette la testa a posto entrando in polizia, ma mantiene il carattere ribelle e la visione del mondo nietzschiana degli anni giovanili.
Il personaggio creato da Roberto Costantini sembrava uscito di scena con il sesto e finora ultimo capitolo della serie, Da molto lontano (2018), nel quale l'anziano Balistreri, ormai in pensione, dava segni di una lenta caduta nel buco nero dell'Alzheimer. Ma il bello della letteratura è che consente di scherzare con il tempo, andando avanti e indietro a proprio piacimento. Quindi in L'amore non basta (Marsilio, 416 pagine) adesso Costantini propone una specie di antefatto e gioca a rimpiattino con la realtà contemporanea.
La storia si svolge nel 1984 in Sardegna, dove il commissario è stato trasferito per punizione dopo una sparatoria avvenuta nel centro di Roma nella quale aveva fatto un po' troppo l'ispettore Callaghan, ammazzando un bandito. Anni duri, l'isola è ancora ostaggio dei sequestri di persona e il protagonista si trova a indagare su due casi scottanti: una bambina rapita e poi trovata morta dentro un nascondiglio sotterraneo, e la sparizione del figlio di una coppia molto ricca, il cui padre è a capo di una potente famiglia di palazzinari romani che ha legami con la malavita.
Dietro a entrambi i sequestri ci sarebbe l'anonima sarda, formata da pastori di Orgosolo che si muovono in un mondo arcaico, con leggi non scritte che autorizzano la vendetta. A fianco di Balistreri, che propende per i metodi duri e sbrigativi, si muove il giovane agente sardo Filippo Martiradonna, che al contrario è un poliziotto dall'animo fatalista, pacifista, tutto casa e famiglia, sposato con una donna, Grazia, desiderosa di riscattarsi da una vita di povertà e sopraffazione.
"Balistreri pensa che sia meglio vivere con molti rimorsi ma nessun rimpianto", spiega l'autore, "e all'inizio e non si rende conto della catastrofe che gli si para davanti. Quando se ne accorge è troppo tardi".
La vicenda di metà anni Ottanta viene poi riequilibrata dal finale del romanzo, quarant'anni più tardi, quando il commissario ultrasettantenne dovrà viaggiare da Lampedusa fino all'estremo nord dell'Europa per scoprire l'ultimo tassello della verità che gli era sfuggita decenni prima.