Baci di Assisi: le dolci tradizioni umbre

Baci di Assisi e dolci tradizioni umbre, gusto e leggende si fondono in preziose ricette tipiche tra cui i mostaccioli di San Francesco e i Torciglioni.

Baci di Assisi: le dolci tradizioni umbre

La tradizione dolciaria italiana affonda spesso le sue radici nella storia dei luoghi e dei territori. Regioni, province e comuni rappresentano da secoli una fonte preziosa di ricette e aneddoti. Non fanno eccezione i Baci di Assisi, che insieme ad altri caposaldi contribuiscono ad arricchire le dolci tradizioni umbre.

In Italia, si sa, le persone sono passionali. Poteva un tale atteggiamento non ritrovarsi anche nei dolci? Ecco quindi che esistono diversi tipi di "baci" nella tradizione dolciaria dell'Italia, perlopiù composti da due "metà" che si incontrano in un abbraccio cremoso.

Curiosamente questo non succede per i Baci di Assisi, che hanno la forma più di una pallina leggermente schiacciata anziché di due metà tenute insieme da uno strato cremoso. Alla base del dolce la pasta di mandorle, quest'ultime uno dei punti di forza dell'Umbria insieme a noci e nocciole.

Questa frutta secca trionfa all'interno, ma anche all'esterno del piccolo dolcetto assisano, che è letteralmente ricoperto di petali di mandorle. Piccola nota per non farti cogliere di sorpresa al momento di un goloso acquisto: esistono varianti che prevedono un mantello esterno di granella di pistacchi o cioccolato, ma anche altre con un morbido cuore di crema.

San Francesco d'Assisi e il lebbroso



Seppure sia difficile riuscire a scoprire le reali origini di questo dolce, un indizio potrebbe forse arrivare da un racconto suggestivo riguardante San Francesco e il lebbroso. Il santo d'Assisi era solo al principio della sua conversione quando incontrò il malato, correva l'anno 1204.

Solito tenersi a debita distanza dai malati di lebbra, Francesco fece così anche quella volta. Qualcosa lo spinse però a fermare il cavallo e a scendere, abbracciando il lebbroso e baciandolo sulla guancia. Riprese la sua marcia, ma voltandosi pochi istanti dopo vide che l'uomo era sparito. Si racconta fosse in realtà l'apparizione di Cristo, sceso sulla Terra proprio per mettere alla prova l'uomo di Assisi.

Francesco affermò che, dopo quell'esperienza, "ciò che mi sembrava amaro, mi fu cambiato in dolcezza d'anima e di corpo". Una dolcezza scoperta dentro di sé, come quella racchiusa all'interno dei Baci di Assisi. Chissà che in fondo non derivi da qui la scelta di un corpo solo per questo dolce, quasi a spingere a ricercare nel proprio animo la dolcezza che non sapevamo di avere.

Dolci tradizioni umbre



L'origine di alcune ricette affonda alle volte così indietro nel tempo da perdersi nella storia. Vi sono però dei casi per i quali è possibile risalire a racconti e leggende che hanno dato origine a tali dolci della tradizione umbra. Un esempio sono i mostaccioli, molto amati proprio da San Francesco.

Si tratta di dolci tipici del periodo della vendemmia, e da essa derivano uno degli ingredienti principali: il mosto d'uva. Contrariamente a quelli preparati in altre Regioni (Campani, Molise e Puglia), i Mostaccioli di San Francesco non contengono cioccolato o pisto (miscela di spezie). Nella ricetta originale erano presenti pasta di pane, miele, mandorle e mosto d’uva.

A questi si aggiungono ad esempio le Fave dei Morti, legati ai primi giorni di novembre e più nello specifico alla commemorazione dei defunti. Impossibile non citare un altro grande protagonista delle dolci tradizioni umbre: il Torciglione.

Preparato con pasta di mandorle amare e dolci, le origini del Torciglione sono rivendicate a gran voce dai paesi che si trovano nei dintorni del Lago Trasimeno. Secondo le popolazioni locali tale dolce vuole ricordare la forma dell'anguilla, tradizionalmente servita durante la cena della vigilia di Natale.

Le sue origini potrebbero però essere un po' più "pagane", risalendo a quando le religioni antiche veneravano il serpente (di cui prende la forma) come simbolo di vita e di energia. La sua forma circolare e a spirale tenderebbe anche a simboleggiare lo scorrere ciclico del tempo.

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