Il culto dell’acqua in Sardegna: simboli, riti e antiche leggende

Il culto dell’acqua ha caratterizzato la storia della Sardegna fin dall’età del bronzo, testimoniato da pozzi sacri e antichi templi ancora oggi avvolti nel mistero.

Il culto dell’acqua in Sardegna: simboli, riti e antiche leggende

La Sardegna è ricca di imponenti e suggestive testimonianze architettoniche legate all’antico culto dell’acqua, elemento naturale protagonista della storia dell’isola fin dal Paleolitico.

Lo studio dettagliato dei numerosi siti archeologici sardi, infatti, ha permesso di approfondire il ruolo dell’acqua nei rituali che coinvolgevano il popolo locale fin dall’età del bronzo, caratterizzata dalla costruzione di pozzi sacri e templi pagani che ancora oggi possiamo ammirare.

Gli interrogativi che riguardano queste misteriose strutture, tuttavia, sono ancora oggi numerosi. Quale potere veniva attribuito all’acqua? Che finalità avevano le antiche cerimonie celebrate in prossimità di questi luoghi?

La funzione dei pozzi sacri

È durante l’epoca nuragica che i rituali legati all’acqua si sono sviluppati in modo concreto, sia con l’edificazione dei pozzi sacri sia con la produzione di particolari statuette simboliche ritrovate al loro interno. Si tratta dei caratteristici “bronzetti”, piccole sculture di bronzo con le fattezze di guerrieri, arcieri o figure femminili, depositati vicino al pozzo con finalità devozionali.

La gestione del pozzo e la raccolta delle offerte erano affidate al sacerdote, figura di riferimento per i pellegrini e spesso vero e proprio giudice: accadeva spesso, infatti, che proprio il pozzo sacro facesse da sfondo a una dimostrazione di colpevolezza o di innocenza.

Alcuni pozzi sacri sono visitabili ancora oggi, situati in diverse località della Sardegna. Tra i più affascinanti e meglio conservati si annoverano:

  • il santuario di Santa Cristina a Paulilatino, in provincia di Oristano, caratterizzato da un tempio a pozzo composto da un atrio e da una camera con struttura circolare a “tholos” contenente la fonte sacra, accessibile percorrendo una lunga scalinata che si restringe verso il basso;
  • il santuario di sant’Anastasia a Sardara, nella provincia del Medio Campidano, che replica la struttura a tempio con scala e camera finale, che contiene la sorgente d’acqua;
  • Il complesso di “Su Tempiesu”, situato a Orune in provincia di Nuoro, che presenta un pozzo sacro all’interno di un antico tempio con vestibolo frontale e scala a pianta trapezoidale che conduce all’interno della camera principale.

Antichi rituali e leggende della Sardegna

Il culto dell’acqua in Sardegna ha sempre avuto due finalità differenti. Da un lato la devozione delle acque freatiche, le fonti naturali considerate sacre e generate direttamente dalla Madre Terra, simbolo di fertilità e dotate di poteri curativi. Dall’altro lato la venerazione delle piogge, fondamentali per l’agricoltura e per il mondo contadino.

Le leggende locali sono legate soprattutto al culto dell’acqua sorgiva, popolata da divinità e figure misteriose protagoniste di numerosi racconti. Secondo alcune interpretazioni, ad esempio, questa forma di devozione trae origine dalla luna e dal suo riflesso notturno sulla superficie di fiumi e sorgenti, talmente luminoso da impressionare il popolo antico.

Una delle narrazioni più note ha come protagonisti i bambini poco propensi a pronunciare le prime parole, che le madri portavano presso le antiche chiese campestri dedicate a Sant’Antonio per bere l’acqua contenuta in una piccola campanella, ritenendola in grado di sortire effetti miracolosi.

Decisamente più inquietante, infine, è la leggenda che ha come protagoniste le “panas”, le anime delle donne morte di parto che secondo l’immaginario collettivo vagavano di notte lungo le rive di fiumi o di ruscelli per lavare i panni dei loro sfortunati figli. Chi osava disturbarle poteva andare incontro a un destino altrettanto tragico, tanto che le donne sarde non osavano recarsi al fiume prima del sorgere del sole.

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