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Il primitivo di Manduria tra storia e leggenda

Manduria, la città nota per il vino primitivo, è un luogo di bellezza antica con una curiosa particolarità: un mandorlo sembra sbucare da un pozzo

Il primitivo di Manduria tra storia e leggenda

La città di Manduria è un luogo interessante sotto molti punti di vista. È nata dalla civiltà messapica ed è luogo di una necropoli. Nei secoli, soprattutto tra il XV e il XVIII con piccole incursioni nel basso Medioevo, l'arte cristiana ha permesso la realizzazione di palazzi religiosi molto suggestivi e chiese con stili molto differenti tra loro. Ma c'è una ragione che rende Manduria molto celebre agli occhi del mondo.

Situata poco più a nord dell'immaginaria linea linguistica Brindisi-Avetrana, rappresenta un punto di confine tra dialetto meridionale mediano e dialetto meridionale estremo. È qui, quindi, in un'area quasi di confine della penisola italiana, che si è verificato il fenomeno del conservativismo nel passaggio dal latino al volgare: è qui che in dialetto vino viene ancora da "merum", un termine usato per indicare un vino puro, schietto, senza aggiunte d'acqua. È qui che nasce il Primitivo di Manduria.

La storia del primitivo di Manduria

Primitivo di Manduria
Primitivo di Manduria Primitivo di Manduria (Unsplash)

C'è chi pensa che il vitigno archetipo per la produzione del primitivo sia giunto a Manduria grazie agli Illiri, che coltivavano uva rossa sulle coste balcaniche: il loro vino venne portato dai mercanti navali via mare e così anche le uve.

Bisogna però aspettare molto tempo per avere i primi documenti scritti sul tema. Il primo risale al XVIII secolo e fu scritto da un religioso, don Francesco Filippo Indellicati: questi si accorse che a Manduria esisteva un vitigno rosso le cui uve erano pronte per essere vendemmiate ad agosto, prima di tutte le altre. Così decise di coltivarle e dare al vino il nome di primaticcio.

Dopo di lui la coltivazione delle uve e la produzione del primitivo iniziò a diffondersi e ad affinarsi, anche grazie all'attenzione della contessina Sabini di Altamura: la dote delle sue nozze con Don Tommaso Schiavoni-Tafuri di Manduria consistette anche in alcune barbatelle, che vennero così incrociate ottenendo un vitigno, e poi un vino, assolutamente unico.

La leggenda del Fonte di Manduria

Fonte Pliniano di Manduria
Fonte Pliniano di Manduria Fonte Pliniano di Manduria (Wikipedia)

I poeti e gli scrittori latini cantarono il vino manduriano in molti modi: in particolare fu Plinio il Vecchio a descriverlo nei suoi scritti. Ma non solo. A Plinio si deve infatti la prima descrizione di un fonte che prende il nome appunto di Fonte Pliniano e che fa bella mostra di sé sullo stemma comunale di Manduria.

Si tratta di una grande grotta naturale, che i Messapi modificarono per renderla fruibile: qui c'è infatti un bacino idrico sotterraneo che non si esaurisce mai. La caverna è inoltre illuminata da un lucernario esterno che assomiglia a un pozzo, all'interno del quale sbuca un grande mandorlo. Così l'acqua, già di per sé simbolo di vita, con il mandorlo diventa anche simbolo di prosperità.

Si ritiene che i Messapi utilizzassero il Fonte non solo come necessaria risorsa idrica, ma anche come luogo di culto. Situato nell'area archeologica di Manduria, il Fonte contiene una piccola necropoli: su essa sono sorte molte ipotesi leggendarie. Si pensa infatti che i corpi che sono stati ritrovati dagli archeologi possano appartenere ai religiosi di un culto millenario o siano le vittime di sacrifici umani.

Naturalmente non è dato sapere troppo: le fonti sul Fonte - si scusi il calembour - non dicono molto del suo utilizzo. Ma alle persone piace, nel tempo, immaginare scenari fantastici e un luogo tanto suggestivo come il Fonte Pliniano è di grande ispirazione.

La foto del Fonte Pliniano è di Emma Romanazzi Dazzi via Wikipedia

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