Rocca di San Leo, la leggenda dell’alchimista Cagliostro

La rocca di San Leo è un luogo affascinante e ricco di storia: qui trascorse gli ultimi giorni della sua vita da prigioniero il Conte di Cagliostro

Rocca di San Leo, la leggenda dell’alchimista Cagliostro

La rocca di San Leo, o Forte di San Leo, è uno dei luoghi più interessanti e suggestivi dell’Emilia Romagna. Si trova appunto nell'omonima località, in provincia di Rimini, ed è una struttura museale visitabile, ricca di storia ma anche di mistero. È qui infatti che visse i suoi ultimi giorni da recluso il cosiddetto Conte di Cagliostro.

La Rocca di San Leo



All’interno della rocca di San Leo vengono oggi ospitate numerose esibizioni temporanee, ma sono presenti anche beni culturali in mostra permanente, tra cui collezioni di armi dal XVI secolo alle due Guerre Mondiali, strumenti di tortura e una replica dell’affresco di Giorgio Vasari, in cui è raffigurata la presa della città a opera dei Medici.

È alla prima metà del secolo XV che risale la riedificazione della rocca, a opera dell’ingegnere Francesco di Giorgio Martini: il primissimo forte è in realtà più antico, ma l’aspetto in cui lo si vede oggi è lo stesso di epoca rinascimentale. Federico da Montefeltro, divenuto signore locale, decise di ricostruirlo e di farne - com’era uso per questo tipo di costruzioni - non solo uno strumento di difesa ma anche un mezzo per affermare il proprio potere.

Per molto tempo la rocca fu oggetto di contesa tra lo Stato Pontificio e il ducato di Urbino, tenuto dai Montefeltro, finché nella prima metà del XVI secolo la proprietà passò ai Della Rovere, che la trasformarono in un carcere. E tale rimase fino all’inizio del Secolo Breve. Con la funzione di prigione, la rocca di San Leo ospitò appunto Cagliostro, ma anche altri personaggi storici rilevanti, come Felice Orsini, un rivoluzionario mazziniano oppositore dello Stato Pontificio, artefice di un attentato fallito a Napoleone III.

Il mistero di Cagliostro

È un po’ difficile parlare del Conte di Cagliostro, anche perché non se ne conosce la vera identità. Alcuni l’hanno associata a quella di Giuseppe Balsamo, ma non ci sono certezze in merito. Quello che sappiamo dell’uomo conosciuto, processato e incarcerato come Conte di Cagliostro è ciò che restituiscono le cronache dell’epoca. Cagliostro fu infatti un abile truffatore, il fondatore di una loggia massonica e un finto alchimista: aveva convinto molte persone della sua capacità di trasformare il piombo in oro.

A inchiodarlo alle sue responsabilità fu proprio la massoneria, la cui diffusione era contrastata dalla Chiesa Cattolica: Cagliostro, con le sue abilità affabulatorie, aveva fatto affiliare alla sua loggia perfino un frate. Alla fine del XVIII secolo fu quindi catturato e costretto ad abiurare, venendo rinchiuso in una cella della rocca di San Leo chiamata “pozzetto”: si trattava di un luogo angusto in cui si veniva calati e, all’interno, c’era una minuscola finestrella che mostrava una piccola porzione di cielo e il paesaggio circostante.

Quel luogo angusto mise alla prova la salute mentale di Cagliostro, che divenne violento ed ebbe crisi mistiche. Nell’agosto 1795 fu colpito da un probabile ictus, che in tre giorni lo portò alla morte. Fu seppellito senza cassa e ritrovato un paio di anni dopo da mercenari polacchi: pare che questi ne seppellirono alcune spoglie, conservandone altre come reliquie. La leggenda vuole che i mercenari abbiano portato con loro il teschio di Cagliostro per usarlo come calice.

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