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A Livorno è di scena il "Tiki" e la mixology esotica

A Livorno è di scena il "Tiki" e la mixology esotica
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In una scena epica di "Lock & Stock", il film di Guy Ritchie, il protagonista va a bere qualcosa al Samoa pub. Quando gli viene servito un cocktail variopinto con tanto di foglie di ananas sopra, la sua reazione è perplessa: "Ti ho chiesto qualcosa di fresco, non una foresta pluviale. Là dentro potrei anche essere violentato da un orango". Ecco, quel genere di mixology esotica, con largo uso di frutta e a base rum, è il nucleo di quello che ormai viene definito stile Tiki. Una vera e propria scuola che a Livorno, in Terrazza Mascagni dal 29 al 31 maggio, sarà celebrato nella seconda edizione del festival TikItaly. Tutto bello, ma che significa Tiki? Come spesso succede, il mondo del bere affonda le radici nella cultura. Tiki è il primo uomo per la cultura Maori, una sorta di Adamo tatuato. Per estensione, Tiki sono anche le sculture di legno che si trovano in tutta l'Oceania e che colpirono l'immaginario europeo e americano, tanto da far nascere una vera corrente culturale che riprendeva l'estetica Polinesiana, soprattutto in bar e ristoranti. Il primo fu il Don's Beachcomber, aperto a Hollywood nel 1933, e da lì lo tsunami non si è più fermato. Con alterne fortune, i locali in cui risuona l'ukulele, ci si siede fra palme e sedie di rattan e si bevono drink tropicali colorati dai nomi originali come Zombie, Scorpion's bowl, Painkiller o Blow my skull (senza contare i più "classici" Mai Tai e Singapore Sling), ci sono sempre stati. E ancora riscuotono successo, come testimoniano le realtà italiane: dal Rita Tiki's room di Milano al Tiki Comber di Cesenatico, dal Makutu di Livorno al Nu Lounge di Bologna, dal Makai Surf & Tiki di Roma al Gorilla theme pub di Catania.

Per celebrare questo movimento, proprio Livorno ospita sul lungomare - intorno al locale Surfer Joe - una quattro giorni di incontri e musica. Il progetto nasce dall'iniziativa di quattro appassionati (Luca Valdambrini, Daniele Dalla Pola, Paul Campese ed Emanuele Codispoti), esperti del settore che sta vivendo un recente rinascimento dopo la stagione del less-is-more. Oggi invece il "Polynesian Pop" è tornato a regalare spensieratezza e quelle che i Beach Boys definirebbero good vibrations.

Dodici fra i migliori Tiki bar al mondo saranno presenti all'evento, che prevede anche workshop, degustazioni alla cieca, uno spettacolo di danza polinesiana, dimostrazioni di scultura del legno e ovviamente dj-set e musica dal vivo. Biglietti in vendita sul sito www.surferjoefestival.com, a partire da 35 euro per l'ingresso diurno, 10 per la sola serata. Addio "ponci" e rivalità con Pisa, Livorno trasloca nel Pacifico e perderselo è un peccato.

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