Lombardia invasa dai rom: abusivi sei campi su dieci

Provincia che vai, campo rom che trovi. Dimenticando, per quanto possibile, lo scenario post bellico delle periferie milanesi addobbate da roulotte, baracche e immondizia, il nomadismo è un fenomeno che si estende anche fuori dalle mura della metropoli. Per quanto riguarda la realtà milanese, i dati sul censimento effettuato all’alba della creazione della commissione per l’emergenza nomadi sono cosa arcinota, ma lo stesso non si può dire invece per quello che avviene nel resto della Lombardia.
Tolti i 2140 occupanti dei campi del capoluogo, il resto sembra essere un punto di domanda. La prima difficoltà si incontra al tentativo di ottenere dati ufficiali sulla popolazione nomade complessiva del territorio regionale distribuita campo per campo: c’è chi spara cifre apocalittiche da tra le 10mila e le 20mila persone. In realtà il numero ragionevole è invece fissato tra le 6 e 7mila persone, come stimato dalla prefettura di Milano. Insomma, quantificare gli zingari è come contare le margherite in un campo a primavera; per quanto ci si sforzi ad ogni contata si ottengono numeri diversi. A rendere l’impresa cosa tanto ardua, concorre lo stato stesso del nomade: oggi è qua, domani è la. Per non parlare di chi fuggirebbe alla notizia di un eventuale censimento.
Cosa certa invece è la mappa dei campi sul territorio regionale conta 123 insediamenti distribuiti provincia per provincia. Tolta l’area di Milano, che da sola conta quasi 46 comuni interessati per un totale di 75 insediamenti tra autorizzati e non (quelli autorizzati sono solo 9 però), in Lombardia la regina è Brescia dove, per 16 comuni interessati, si registrano ben 30 campi abusivi e uno solo autorizzato. Segue poi Bergamo con altri 30 insediamenti, ripartiti in un campo autorizzato, 3 insediamenti abusivi, 13 aree private autorizzate e 3 fuori legge.
«Per prima cosa occorrerebbe procedere con un censimento e quindi istituire un numero chiuso per poter accogliere il desiderio di coloro che manifestano la volontà di integrarsi, sancendo chiaramente la differenza tra nomadi e stanziali - spiega il dirigente lombardo del Pdl Stefano Maullu -.
Un altro intervento importante sarebbe quello di allestire sulle principali arterie viarie regionali delle aree di transito munite di servizi, che magari potrebbero anche essere convenzionate con una forma di pagamento simbolico».
Dai dati raccolti è possibile elaborare un profilo dell’insediamento tipo. Il 66% dei campi si trova in aree non autorizzate, il 60% sorge su proprietà private e nel 42% si commette abusivato edilizio. La proposta di istituire aree di sosta si colloca proprio nella direzione di creare un programma di accoglienza senza però venir meno al rispetto delle regole, uscendo da una situazione fumosa e poco chiara: «Bisogna adottare un modello che prevede accoglienza a tolleranza zero - continua Maullu -. Questi sono concetti opposti, ma allo stesso tempo complementari. Ci vogliono delle regole che gestiscano l’accoglienza, ma chi non le rispetta è fuori per sempre. Questo rappresenta una garanzia anche per chi vuole integrarsi».