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La Luna? Lasciamola a Caligola

Quelli che la sanno lunga sostengono che la conquista dello spazio non è affatto innocente. Che sotto la retorica della scienza e del progresso c'è una logica più antica: il dominio. Funzione bellica, dicono

La Luna? Lasciamola a Caligola
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C'è stato uno solo, nella Storia, che voleva davvero la Luna. Caligola. E non perché fosse un poeta, ma perché aveva capito una cosa semplice e terribile: il mondo non basta.

In Caligola, Albert Camus mette in scena un imperatore che, scoperto che gli uomini muoiono e non sono felici, decide di pretendere l'impossibile. La Luna. Non è follia: è logica portata fino in fondo. Se tutto è assurdo, allora tanto vale chiedere l'assurdo. Caligola voleva la Luna per disperazione. Noi la inseguiamo per distrazione.

A me, della Luna, non importa niente. Non è una posa. È che mentre qui sotto il mondo arranca - guerre che si riaccendono, debiti che crescono, un disordine che non sappiamo più governare - noi alziamo gli occhi e ci emozioniamo. È un trucco antico: quando non sai che fare sulla Terra, ti rifugi nel cielo. È più facile entusiasmarsi per un razzo che spiegare perché una scuola cade a pezzi.

In Italia poi siamo imbattibili. Non riusciamo a mettere in sicurezza una strada, ma sogniamo lo spazio. Abbiamo le buche sull'asfalto e ci commuoviamo per i crateri lunari. Ci perdiamo nelle orbite mentre perdiamo il senso delle priorità. È una forma elegante di fuga: alta, pulita, tecnologica. Ma sempre fuga resta.

Quelli che la sanno lunga sostengono che la conquista dello spazio non è affatto innocente. Che sotto la retorica della scienza e del progresso c'è una logica più antica: il dominio. Funzione bellica, dicono. E temo che abbiano ragione. La storia non cambia davvero, cambia soltanto strumenti. Nell'età della pietra ci tiravamo sassi e clave. Oggi abbiamo missili intelligenti. Domani, forse, ci tireremo addosso pezzi di cielo. La Luna, o ciò che la circonda, diventerà un avamposto, non una poesia.

La scienza è una cosa seria, quando cerca la verità. Ma quando diventa spettacolo, quando si trasforma in racconto consolatorio, allora serve a distrarre. Puoi anche arrivare sulla Luna e restare comunque uno stupido sulla Terra. Puoi misurare le distanze cosmiche e non capire più quelle umane.

Caligola era tragico perché voleva troppo. Noi siamo meno ambiziosi, e forse più poveri: vogliamo la Luna ma non sappiamo perché. Non è desiderio, è passatempo. Non è vertigine, è intrattenimento.

Sono pessimista, lo ammetto. Ma ho l'impressione che fosse più onesto Caligola. Almeno lui, nel suo delirio, non fingeva. Voleva la Luna perché il mondo lo deludeva.

Noi fingiamo entusiasmo per non ammettere che il mondo, qui sotto, ci è sfuggito di mano. La Luna lasciamola ai poeti, ai pazzi e agli imperatori disperati. A noi basterebbe tornare a usare il cervello. Qui. Sulla Terra.

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