Una lunga scia di stragi contro gli sciiti

I luoghi di culto obiettivo preferito dai terroristi. Nel 2004 morirono 171 persone nella stessa moschea

Marta Ottaviani

È la peggiore strage dall’inizio della guerra in Irak, nel marzo 2003. E, mentre prendono corpo le più svariate ipotesi sulle cause che hanno dato luogo a questa immane tragedia, gli sciiti si trovano un’altra volta di fronte a un lutto collettivo. Ancora lacrime da versare sul corpo dei propri morti. È dai tempi della dittatura di Saddam Hussein che la popolazione sciita non riesce a trovare pace. Una sofferenza che si perpetua anche adesso, nonostante due anni di guerra.
Le stragi più sanguinose sono avvenute quasi sempre in concomitanza a manifestazioni religiose, nelle vicinanze di moschee e mausolei. Ieri un milione di persone si era radunato davanti alla moschea di Kadhimiya per commemorare la morte del settimo imam sciita, Musa Al Kadhim, morto per avvelenamento in una prigione di Bagdad nel 799. La stessa moschea era già stata oggetto di un attentato l’anno scorso, in marzo, in occasione della festa dell’Ashura. I morti furono 171, i feriti quasi 400. La violenza dei terroristi non risparmiò neanche la zona del mausoleo dell’imam Hussein e la moschea dell’imam Abbas a Karbala.
Pochi mesi fa, il 28 febbraio, un attentatore suicida a Hilla, città a maggioranza sciita nell’Irak centrale, uccise 118 persone e ne ferì 147. L’attacco fu rivendicato dal gruppo del terrorista giordano Al Zarkawi, da sempre considerato il numero uno di Al Qaida in Irak.
Il 19 dicembre 2004 furono prese di mira Karbala e Najaf, fra le città più sante per gli sciiti, sedi di importanti scuole teologiche. L’esplosione di due kamikaze causò la morte di 62 persone e il ferimento di altre 150.
Il 29 agosto 2003 la furia omicida si abbattè ancora contro Najaf. Nell’attentato morirono più di 80 persone, fra cui l’ayatollah Mohammad Baqr Al Hakim, leader filoiraniano, capo del Supremo consiglio per la rivoluzione islamica in Irak, uno dei partiti più importanti a Bagdad.
La lunga scia di lutti fra gli sciiti non ha risparmiato nemmeno la città di Bassora, nel sud del Paese. Il 21 aprile 2003, ad appena un mese dall’inizio della guerra in Irak, cinque kamikaze si lanciarono con autobombe contro tre posti di polizia. Le vittime furono 73. Di queste, 17 erano bambini che si stavano recando a scuola. A tutte queste vittime si devono aggiungere quelle uccise durante azioni militari. Secondo l’organizzazione indipendente Irak body count potrebbero essere anche 27mila.

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