Mentre persino lo stesso Ranucci smentisce Report, provando che il sistema Microsoft Ecm - al centro delle polemiche - si attiva solo con i dati di accesso dei magistrati e non spiava le toghe, l'Anm va all'attacco del governo chiedendo chiarezza.
"L'inchiesta di Report sulla sicurezza informatica dei sistemi utilizzati da tutti i magistrati italiani porta pesanti interrogativi e desta grave preoccupazione", dice la Giunta esecutiva centrale dell'Associazione nazionale magistrati, "Emergono profili di criticità rilevanti rispetto alla sicurezza e alla riservatezza, rimasti finora senza alcuna significativa spiegazione".
Per questo motivo, le toghe puntano il dito contro Palazzo Chigi: "Chiediamo un chiarimento al ministro Nordio e soprattutto un intervento immediato per garantire la necessaria segretezza di ogni indagine e delle attività di ogni giudice e pubblico ministero, impegnati nella tutela dei diritti di ciascun cittadino", dicono, "E chiediamo altresì chiarezza in merito a quanto emerso rispetto al ruolo della Presidenza del Consiglio. È fondamentale ci sia piena e totale trasparenza, e che ogni soggetto istituzionale la garantisca per quanto di sua competenza".
E a smentire i magistrati c'è anche l'Agenzia per la cyber sicurezza, che ribadisce come il software Ecm presente nei computer delle procure italiane sia stato implementato nel 2019 e "la funzionalità di controllo remoto è sempre rimasta disabilitata".
"Da quanto appreso da questa Agenzia, inoltre, la disabilitazione di tale funzione è stata verificata recentemente anche in occasione di una specifica richiesta rivolta in tal senso da un Ufficio giudiziario che ha sede nell'ambito di competenza nel Cisia di Milano", precisano, "Quanto ad un eventuale utilizzo improprio di permessi amministrativi da parte del personale tecnico del Ministero orientato all'impiego di tale sistema per l'accesso non autorizzato ai dispositivi gestiti, esso lascerebbe comunque traccia nei log di sistema".