"Non sono sorpreso perché sono certo che il dibattito all'interno della magistratura è molto più complesso di come viene rappresentato". Gian Domenico Caiazza, ex presidente dell'Unione Camere Penali Italiane e attuale presidente del Comitato della Fondazione Luigi Einaudi per Sì alla separazione delle carriere dei magistrati, commenta così lo scoop de Il Giornale sulle chat tra magistrati dell'Anm.
Secondo lei, quindi, vi è una spaccatura anche all'interno delle toghe?
Credo che siano molti i magistrati consapevoli che questa riforma non sia come è stata rappresentata in queste settimane dalla propaganda referendaria dell'Associazione. D'altronde basta ricordare che nel 2022 l'Associazione Nazione Magistrati indisse un referendum interno sull'ipotesi del sorteggio a gennaio 2022 e oltre il 40% dei magistrati si espresse a favore del sorteggio. Perché mi dovrei sorprendere che ci siano magistrati consapevoli che il sistema delle correnti è arrivato a livelli non più tollerabili? Aggiungo che questa è una consapevolezza diffusa soprattutto dei magistrati che sono fuori dalle correnti e che quindi sanno che le proprie carriere non hanno la stessa garanzia di chi invece è protetto dalle correnti.
Perché le toghe vivono questa riforma come un’umiliazione e come una sorta di punizione?
Credo che sia un espediente propagandistico. Il vittimismo paga sempre: tu non puoi chiedere alla pubblica opinione di votare no perché vuoi mantenere il potere delle correnti intatto. Questo non lo puoi fare perché sai che non ti seguirebbe nessuno, quindi devi dire che questa è una riforma che vuole sottoporre la magistratura al controllo della politica. Devi dire una menzogna perché nulla di tutto ciò è rinvenibile nella riforma, ma chiaramente è una parola d'ordine che allarma l'opinione pubblica e l'opinione pubblica si fida di questi messaggi perché provengono dalla magistratura. Questo spiega perché si sia scelto il registro della persecuzione politica della magistratura che è semplicemente inesistente nel testo della riforma.
Posto che la magistratura in quanto tale non è un potere dello Stato, ma bensì è un ordine, allora perché si fa potere politico?
Perché è diventato un potere politico. Una cosa è dire che la giurisdizione deve avere pari forze del potere esecutivo e del potere legislativo e pari autonomia e indipendenza, mentre tutt’altra cosa è costituirsi in potere dello Stato. Personalmente non mi sono mai appassionato a questo tipo di distinguo perché ritengo che il vero problema sia che la magistratura ha acquisito un potere politico improprio e questa è una peculiarità tutta italiana.
Ma allora dov’è la terzietà della magistratura se i pm si mettono a fare campagne elettorali per un referendum invadendo così il campo della politica?
Questa non è una novità che ci sorprende. Sono decenni che la magistratura, attraverso l’Anm, la sua organizzazione sindacale e politica di rappresentanza, è un soggetto politico a tutto tondo: interloquisce con il Parlamento, dice quali sono le leggi che vanno bene, quali sono quelle che vanno male, quelle che bisogna assolutamente combattere, che il Parlamento non deve approvare questa o quella legge. È un soggetto politico a tutti gli effetti e questa campagna referendaria lo dimostra in modo inequivocabile. Ha costituito e finanzia un comitato e in questo momento l’Anm è il soggetto politico con la maggiore disponibilità economica tra tutti i protagonisti della campagna referendaria. Ha investito un milione di euro sulla campagna referendaria e i pm si muovono come un partito politico.
Perché, secondo lei, il campo della sinistra, che storicamente è stato quello più vicino alle toghe, adesso è quello più diviso sul referendum?
Perché la riforma della separazione delle carriere ha una storia di sinistra dato che fu immaginata dalla Bicamerale presieduta da Massimo D’Alema. La separazione delle carriere è un'idea che in Italia era stata anticipata da Giuliano Vassalli, medaglia d'argento della resistenza antifascista. È un'idea che ha la primogenitura nella sinistra italiana. Il Pd, infatti, ha una componente importante ed autorevole dei suoi esponenti che dichiara di votare sì. Gli altri esponenti de, oggi si adeguano ad una dinamica di opposizione che non vuole votare, una riforma firmata dal governo di centrodestra. Ma l'onorevole Serracchiani, che è responsabile di giustizia del Partito Democratico e che oggi indica questa riforma come farina del diavolo, quattro anni fa firmò la mozione Martina, all’epoca segretario del Pd, in cui si definiva la superazione delle carriere coma una riforma costituzionale indispensabile. È una storia che è sotto gli occhi di tutti.
Crede che lo scontro tra politica e magistratura possa finire con l'approvazione di questa riforma?
Nessuna riforma fa miracoli, però certamente questo è un passo importantissimo verso un riequilibrio degli assetti costituzionali che in questi anni sono stati squilibrati, per le ragioni che ho detto. È sicuramente un passo indispensabile, ma soprattutto dobbiamo stare attenti a non rappresentare questa riforma come una specie di regolamento di conti con la magistratura. Il problema è che questa è una riforma che nasce da un lato dall'esigenza di assicurare ai cittadini un giudice davvero imparziale ed indipendente, non solo dalla politica, ma anche dagli uffici della Procura della Repubblica.
Il primo vero obiettivo di questa riforma è quello di adeguare l'Italia a tutti gli altri Paesi del mondo dove già esiste. Poi l'introduzione del sistema del sorteggio dei componenti del Consiglio Superiore ha lo scopo di sottrarre l'esercizio della giurisdizione al controllo politico delle correnti della magistratura.