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"Correnti cancro dei magistrati. L’Anm è diventata un partito politico"

L’ex pm Antonio Sangermano: "Dal nostro sindacato solo un pregiudizio ideologico"

"Correnti cancro dei magistrati. L’Anm è diventata un partito politico"
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«La riforma dell'ordinamento giudiziario è la conseguenza obbligata della riforma del codice di procedura penale, che nel 1989 fu salutato dall'Associazione nazionale magistrati come una straordinaria novità», dice Antonio Sangermano; già pm a Milano, oggi a capo del dipartimento minorile del ministero della Giustizia. «Adesso davanti a una nuova riforma che porta a compimento questa innovazione l'Anm grida al golpe. Solo uno straordinario pregiudizio ideologico può offuscare fino a questo punto l'analisi della realtà».

E qual è la realtà?

«Che la riforma su cui andremo a votare a marzo esalta la terzietà del giudice e incide in profondità sulla commistione tra magistratura giudicante e pubblici ministeri. Una commistione che oggi ha la sua manifestazione più palese nel Consiglio superiore della magistratura, un organismo unico dove i giudici votano per i pm e i pm per i giudici, e tutti insieme stanno allegramente nel Csm e nei consigli giudiziari. La separazione delle carriere serve a tutelare l'immagine del giudice davanti ai cittadini e agli avvocati, che non si sentono garantiti dalla commistione attuale».

Nella riforma c'è anche il sorteggio del Csm, lei una volta era contrario.

«Confermo. Ma di fronte alla immonda orgia di potere messa alla luce dallo scandalo Palamara cosa è successo? Dopo la condanna catartica di un singolo capro espiatorio che non era certamente più colpevole di altri, cosa ha cambiato l'Anm? Nulla. Tutto è continuato come prima, le correnti, e soprattutto la sinistra giudiziaria, hanno tenuto il loro potere nel Csm. Lo scandalo vero è che in questi anni l'Anm ha selezionato la classe dirigente di un organismo di rilevanza costituzionale, tutti i capi correnti venivano eletti al Csm, dal Csm si diventava dirigenti Anm o anche presidenti. Io mi sono convinto della inesorabilità del sorteggio quando ho visto che non c'era speranza di riformare le logiche di appartenenza correntizia, questo cancro che ha politicizzato parte della magistratura. Dobbiamo difendere la magistratura dalla invadenza della politica? Certo, ma anche dallo strapotere delle correnti che hanno imposto una sorta di localismo tribale che esprime la classe dirigente della magistratura. Il sorteggio del Csm è l'unica risposta possibile alla bassezza morale che lo scandalo ha svelato».

Dicono che il sorteggio è incostituzionale.

«Vengono già sorteggiati i giudici popolari, i membri del tribunale dei ministri e persino una parte dell'Alta corte che in caso di bisogno giudica il Presidente della Repubblica. Servono altri esempi? La verità è che la sinistra giudiziaria si batte contro il sorteggio per difendere lo strapotere che le ha permesso di egemonizzare interi settori della giurisdizione, scelti oculatamente: l'immigrazione, i nuovi diritti, la famiglia, il diritto minorile. In questi settori la propensione egemonica della sinistra ha imposto la propria visione del mondo. Come diceva Gramsci, la giustizia è diventata una forma della politica».

L'Anm difende se stessa?

«Io sono stato un dirigente dell'Anm. Ma oggi vedo un Anm trasformata in un partito, il primo partito d'opposizione in Italia. Potevano segnalare le criticità giuridiche della riforma costituzionale. Invece stanno conducendo una campagna politica il cui collante non è il contenuto della riforma ma l'opposizione ideologica e pregiudiziale ad un governo democraticamente eletto e alla sua presidente».

Dicono che questa riforma è solo l'inizio.

«Se l'obiettivo fosse stato mettere la magistratura sotto controllo politico la misura più ovvia sarebbe stata modificare gli equilibri nel Csm, riducendo il numero dei consiglieri togati a favore dei membri designati dal Parlamento.

Questo non è avvenuto, i magistrati nel Csm restano in maggioranza, e lo stesso nell'Alta corte di giustizia, che avrà il potere disciplinare sui magistrati. Per me è la dimostrazione più chiara della pretestuosità delle accuse lanciate dall'Anm».

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