È un cortocircuito infinito. Nel pieno della bufera giudiziaria sui presunti abusi edilizi, «per la prima volta nel 2024» e poi successivamente la giunta comunale ha «recepito le tesi della Procura» e approvato un'interpretazione più restrittiva delle norme urbanistiche. Per la demolizione e ricostruzione di edifici superiori a 25 metri, stop alla famosa «super Scia» contestata dai pm e sì all'iter del piano attuativo, più lungo e con maggiore esborso a carico degli operatori. Morale? «Questo adeguamento degli uffici a un’interpretazione più restrittiva - ha riferito il capo dell’Avvocatura comunale Antonello Mandarano ieri in Commissione - comporta anche dei provvedimenti di diniego e un incremento del contenziosi, per cui ad oggi registriamo circa una settantina di ricorsi davanti al Tar. Gli operatori contestano la legittimità di queste nuove prassi interpretative. Sono tutti ricorsi in attesa di decisione».
Nello stesso tempo, sottolinea che «quantomeno dal punto di vista penale problemi di gestione di edifici futuri non ce ne saranno, perchè i titoli rilasciati dal 2024 in poi sono conformi alle interpretazioni della Procura» e sono stati depositati e in fase di verifica «circa 35 istanze di piano attuativo».
Mandarano ricostruisce la querelle giudiziaria sottolineando che i progetti autorizzati con Scia dal 2013 e fino alle prime inchieste nel 2022 «non erano mai stati contestati dalla Procura» e semmai la linea del Comune era stata confermata da «numerose sentenze a favore» del Tar o del Consiglio di Stato. Ricorda anche che la giunta si è adeguata alle tesi dei pm in via prudenziale ma «ad oggi non siamo ancora arrivati a una sentenza». E «siamo di fronte ad un contrasto giurisprudenziale tra Procura e Tar». Cita risultati green raggiunti dal 2013 in avanti sulla base delle vecchie regole che velocizzavano gli interventi edilizi: «Sono stati attuati molti progetti di rigenerazione urbana, sono stati censiti 178 immobili dismessi, 124 dei quali oggetto di riqualificazione. Sono stati realizzati parchi urbani per 1,2 milioni di mq, avviati interventi di bonifica per 21 milioni di mq». Rimane il problema degli edifici già realizzati sulla base delle vecchie interpretazioni. Edifici «costruiti su titoli abilitativi la cui legittimità è messa in discussione dalle indagini penali ma che dal punto di vista amministrativo rimangono validi ed efficaci. Non c'è ancora una sentenza di primo grado che li considera abusivi, ma il rischio è che sentenze di questo tipo vengano emesse quindi rischiano la confisca e la demolizione» spiega Mandarano. Una sentenza della Corte costituzionale del 2021 «spiega che si può evitare la demolizione e la confisca se vengono fatti gli adempimenti richiesti, anche se in ritardo. Rimane il reato di lottizzazione ma si può rimediare all’abuso prima che la sentenza passi in giudicato».
La giunta lo scorso novembre ha definito le «misure rimediali» per gli interventi che sono o rischiano di essere oggetto di procedimenti penali e ha fornito linee di indirizzo a cui attenersi per poter definire un progetto «di ristrutturazione» e non di «nuova costruzione».
Una delle condizioni: è precluso il frazionamento di un volume originario in più edifici.
Il consigliere FdI Enrico Marcora chiede di invitare a un confronto in Commissione anche l’Ordine degli Ingegneri, degli Architetti, i costruttori «dare agli operatori certezza dei tempi».
La vicesindaco Anna Scavuzzo ritiene «più che utile il confronto» e «il percorso del piano attuativo ha bisogno anche di negoziazione, dobbiamo riprendere il dialogo con gli operatori. La macchina si è rimessa in moto, alcuni procedimenti stanno arrivando in giunta e nel percorso è inserita anche la parziale revisione del Pgt».