Non meravigliatevi se nel tema a scuola vostro figlio scriverà che da grande non vuole fare il poliziotto ma lo spacciatore. Né se i giudici tolgono i bambini alla famiglia nel bosco e poi liberano un clandestino con 23 condanne perché ha il diritto di incontrare la sua famiglia, che immagino composta da stinchi di santo. Perché la loro banda suona il No. La giustizia è una parola che sarà anche scritta nei dizionari, ma qui fuori c'è la magistratura politicizzata, che ormai è scesa in campo per la battaglia finale contro il governo. Lo hanno teorizzato per iscritto nelle mail dell'Anm, hanno messo nero su bianco che la premier Giorgia Meloni è «pericolosa» perché non ha avvisi di garanzia, per cui non è ricattabile. E hanno teorizzato che dall'Albania ai Cpr, passando per le piazze armate da anarchici e islamisti, sono tutte pecorelle del gregge da proteggere, perché la via maestra per fare opposizione dalle aule di tribunale è l'immigrazione. Favorirla, favorirla, favorirla. Solo così si spiega un Paese dove gli spacciatori di Rogoredo fanno la festa della neve, non certo quella della Cortina olimpica ma quella in polvere delle periferie milanesi, alla faccia di polizia e carabinieri. Tanto, se qualcuno prova a fermare un delinquente nella nostra democrazia a rovescio, a processo ci finisce lo Stato. I criminali voteranno tutti Sì, ci dice il procuratore di Napoli Nicola Gratteri.
Ma a guardare bene le fedine penali dei soggetti in questione e il tifo che viene da sinistra, pare proprio il contrario: sono arruolati dal fronte del No. Quello che, dalle cronache appare chiaro, le opinioni politiche non le esprime in Parlamento, ma le scrive da anni nelle sentenze.