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Magistrati sul palco col M5s per il “no” al referendum

A San Benedetto del Tronto un evento dei Cinque Stelle contro la separazione delle carriere con due procuratori della Repubblica tra i relatori

Magistrati sul palco col M5s per il “no” al referendum
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C’è un punto piuttosto scivoloso in cui le sfere di politica e magistratura sembrano quasi sovrapporsi. È esattamente la sensazione che lascia l’iniziativa organizzata dal Movimento 5 Stelle a San Benedetto del Tronto, un incontro pubblico dal titolo eloquente: “Tutto quello che non ti hanno mai detto sulla separazione delle carriere”. Un appuntamento annunciato con tanto di locandina, simbolo dei Cinque Stelle bene in vista e nomi degli ospiti elencati come in un classico evento politico. Fin qui nulla di strano. Se non fosse che tra i relatori figurano anche due procuratori della Repubblica in carica.

L’incontro si è tenuto venerdì 6 marzo alle 18:30 all’Hotel Calabresi, nella sala Smeraldo affacciata su piazza Giorgini. L’iniziativa, spiegano gli organizzatori, è nata con l’obiettivo di offrire informazioni chiare e strumenti di approfondimento sul voto in programma il 22 e il 23 marzo. Parole che suonano come una dichiarazione di intenti politica, perfettamente coerente con la linea grillina sul referendum relativo alla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri.

A prendere la parola, tra gli altri, è stato il senatore Roberto Cataldi, componente della Commissione Affari Costituzionali di Palazzo Madama e fondatore del sito giuridico StudioCataldi.it. Con lui sul palco anche il deputato e coordinatore regionale del Movimento 5 Stelle Giorgio Fede, la rappresentante del gruppo territoriale M5s Piceno Costa Elena Russo e l’avvocato Maria Franca Roselli. Un parterre che, da solo, avrebbe già delineato chiaramente il profilo politico dell’iniziativa. Ma la locandina dell’evento segnala altri due nomi: Umberto Monti, procuratore capo della Repubblica di Ascoli Piceno, ed Ettore Picardi, procuratore capo della Repubblica di Teramo.

Locandina

È qui che la questione smette di essere una semplice iniziativa di approfondimento e diventa qualcosa di più delicato. Perché la presenza di magistrati – per di più procuratori capo – all’interno di un evento promosso da un partito politico che esplicitamente invita a votare in un certo modo su un referendum solleva inevitabilmente qualche interrogativo. Non tanto sulla legittimità formale della partecipazione a un dibattito pubblico – ci mancherebbe – quanto sull’opportunità istituzionale di sedersi a un tavolo che porta il marchio di una forza politica e che si inserisce in una campagna di opinione su un tema sensibile come l’assetto della magistratura.

I Cinque Stelle hanno costruito buona parte della loro identità politica sulla centralità della questione giudiziaria, sul sostegno a un certo modello di giustizia e su un rapporto spesso empatico con il mondo delle procure. Un legame che negli anni si è tradotto in battaglie parlamentari, difese pubbliche di alcune inchieste e in una narrativa politica fortemente ancorata al ruolo dei pubblici ministeri nella lotta alla corruzione.

In questo contesto, la partecipazione di due procuratori capo a un evento organizzato da un partito che si schiera contro la separazione delle carriere può apparire quantomeno singolare. Non si tratta solo di un convegno accademico o di un dibattito universitario neutro. È un’iniziativa con un chiaro segno politico, con relatori politici e con il logo di un partito che campeggia sulla locandina. Un dettaglio che cambia la prospettiva e che rende la presenza dei magistrati più difficile da considerare come una semplice attività divulgativa.

Naturalmente nessuno mette in discussione il diritto al confronto pubblico su una riforma che riguarda direttamente il funzionamento della giustizia.

Ma proprio perché la separazione delle carriere è uno dei nodi più sensibili del sistema giudiziario, il confine tra discussione tecnica e mobilitazione politica diventa estremamente sottile. Ed è su quel confine che l’evento di San Benedetto del Tronto sembra essersi collocato.

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