Il Giornale ha pubblicato alcune frasi rivolte a Paolo Borsellino e alla sua famiglia da parte di magistrati che hanno guidato le più alte istituzioni della Repubblica. L'effetto è stato che - dopo il referendum sulla giustizia, dove sembrava che i giudici fossero un monolite - ora le toghe si indignano contro chi insulta un martire dello Stato e un vero nemico della mafia e di tutte le sue ramificazioni. Non tutti hanno il coraggio di dirlo, ma alcuni hanno cominciato a parlare e se fosse anche solo questo l'effetto del referendum, sarebbe perfino migliore delle aspettative. Io non ho nulla contro Scarpinato e la sua decisione di diventare un parlamentare del movimento Cinque Stelle e contro gli altri protagonisti di questa vergognosa pagina della presunta lotta antimafia. Anzi, ho talmente tanta fiducia in chi serve lo Stato, di qualunque idea politica sia, da pensare che questo dibattito e questa polemica siano un minimo, insignificante, piccolissimo contributo del giornalismo non dico alla verità - non ci possiamo illudere di arrivare a tanto -, ma almeno a capire chi in questo Paese vuole davvero che ci si arrivi.
E chi invece fra mafia e antimafia, per ragioni politiche e partitiche, continua a creare ambiguità, favorire silenzi, opporre omissioni a domande legittime. Non ho avuto la fortuna di conoscere personalmente Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, ma sono sicuro che di fronte a questa questione starebbero dalla nostra parte.