Il Consiglio Nazionale Forense si dice particolarmente contrariato rispetto a quello che i suoi rappresentanti ritengono un clima avvelenato creato dalle Procure della Repubblica. Tramite il suo presidente, l’avvocato palermitano Francesco Greco, il Cnf replica alle polemiche scatenate dentro l’Associazione Nazionale dei Magistrati e il Comitato del No al referendum confermativo sulla riforma costituzionale della giustizia che prevede la separazione delle carriere e il sorteggio per i due nuovi Csm.
“Nelle aule di giustizia si parla di diritti, non si fa politica né campagne referendarie”, sostiene Greco. “Suona male che i comitati per il No siano stati costituiti dentro i tribunali. In Cassazione e in molti distretti di Corte d’Appello è accaduto questo. Ho saputo di un collega cui è stato negato un convegno per il Sì perché non si può fare politica in tribunale, ma nello stesso tribunale esiste un comitato per il No. È una contraddizione evidente. I tribunali non possono essere occupati dalla politica”.
Insomma: il legale chiede “solo coerenza: lasciamo fuori la politica dai tribunali”, aggiungendo che il Cnf non ha costituito né aderito a comitati per il Sì, lasciando liberi i singoli consiglieri a fare le scelte che ritenessero: “I nostri convegni hanno sempre ospitato rappresentanti di entrambe le posizioni. Ma sono pronto a dire: interrompiamo pure gli incontri nei tribunali, anche quelli equilibrati. Portiamoli fuori. Nei tribunali si decide la vita delle persone”.
Invece, quello che lui nota è che ormai l’Anm “si muove come un partito politico. Al presidente Cesare Parodi in un confronto pubblico televisivo ho detto: avete lanciato una campagna d’odio e di disinformazione. È grave che un’associazione di magistrati diffonda notizie non vere, come l’idea che si voglia sottomettere il CSM alla politica”, prosegue Greco, il quale intende ricordare un altro importante elemento: “Nella tripartizione dei poteri esiste il potere giudiziario. La magistratura esercita quel potere, ma non coincide con esso - aggiunge -. Si è verificata un’appropriazione indebita del potere giudiziario da parte dell’Anm, anche per la debolezza della politica. Questo consente oggi una contrapposizione permanente”.
Un passaggio riguarda le dichiarazioni del procuratore Nicola Gratteri sui sostenitori del Sì: “Dire che tra chi vota sì ci sono mafiosi significa fare una campagna d’odio. È una generalizzazione inaccettabile. Li ha per caso interrogati, quei mafiosi che voterebbero Sì? Che poi a dirla tutta, i condannati che perdono il diritto di voto non parteciperanno al referendum, Gratteri dovrebbe saperlo: i diritti civili non si misurano con il voto referendario”.
Greco, infine, critica il magistrato calabrese anche sul fatto di avere definito il sorteggio per il Csm “pilotato”. “Non so dove abbia letto che sarà pilotato. I requisiti oggi sono anzianità e titoli. Gli avvocati con oltre 15 anni di iscrizione sono 145mila. Parlare di bacino ristretto è semplicemente falso”.