Il ministero della Giustizia intende vederci molto chiaro su chi ha finanziato il comitato del No al referendum sulla giustizia che si terrà i prossimi 22 e 23 marzo. Secondo “un atto di sindacato ispettivo”, che cita un’analisi compiuta da un parlamentare italiano tramite un’interrogazione depositata in Aula, ci potrebbe infatti essere un “potenziale conflitto tra magistrati in servizio iscritti all’Anm e privati sostenitori” del “Comitato Giusto dire No che finirebbero per “praticare una forma di finanziamento indiretto” della stessa Associazione Nazionale dei Magistrati. È quanto emerge da un documento indirizzato da parte del capo di gabinetto del dicastero di via Arenula, Giusi Bartolozzi, verso il presidente dell’Anm, Cesare Parodi, in cui si sottopone alle valutazioni della medesima Associazione “l’opportunità di rendere noto alla collettività, nell’ottica di una piena trasparenza, gli eventuali finanziamenti ricevuti dal Comitato da parte di privati cittadini”.
Insomma: il ministero il cui massimo responsabile è Carlo Nordio chiede all’Anm un elenco pubblico con tutte le donazioni che sono arrivate al comitato per il No al referendum e i nomi dei donatori. Non si tratta naturalmente di un ordine perentorio, considerato che che il ministero della Giustizia non ha alcuna autorità diretta sull’Associazione nazionale magistrati, ma la richiesta - in ogni caso - non emerge dal nulla, nascendo direttamente da una valutazione sorta all’interno del Parlamento italiano. Il motivo risiederebbe nel fatto che proprio il presidente Parodi avrebbe dichiarato in un recente passato che il comitato per il No ha raccolto “contributi da migliaia di cittadini che hanno aderito liberamente con una donazione volontaria”.
Tutto nasce dalle parole messe nero su bianco dal deputato di Forza Italia Enrico Costa. Lo scorso 13 gennaio il parlamentare di centrodestra, come risulta dagli atti della Camera dei Deputati, aveva depositato un'interrogazione rivolta al ministero Nordio all’interno della quale veniva citato lo statuto del comitato per il No per sottolineare la vicinanza tra quest’ultima delegazione e l’Anm: “Il Comitato darà attuazione alle direttive generali fissate dal Comitato direttivo centrale della Associazione Nazionale Magistrati (Cdc)” e “collaborerà con le Commissioni istituite dal Cdc dell’Associazione nazionale magistrati”. In più la sede legale del comitato è proprio presso l’Anm.
Il presidente dell’Anm è “componente del direttivo del Comitato”, alle riunioni vertice del comitato partecipa anche il responsabile della comunicazione dell’Anm (senza diritto di voto) e l’Associazione nazionale magistrati ha “confermato di aver finanziato il Comitato”. Costa pone dunque l’attenzione sulle donazioni di cittadini al comitato, quindi sui “finanziamenti ulteriori e privati” oltre a quelli dell’Anm. Ed è qua che nascono i dubbi del forzista: “Cosa accadrebbe ove un magistrato iscritto all’Anm si trovasse di fronte, nella propria attività in tribunale, un finanziatore del comitato? Si asterrebbe?”. Secondo il parlamentare questo tema “interessa l’imparzialità dei giudizi”: un “palese intreccio di interessi da una parte e una netta contrapposizione formale dall’altra”. Fino a mettere “a rischio la credibilità della giustizia”. Per questi motivi, Costa chiesto al ministero della Giustizia cosa intendesse fare “affinché sia garantita l’imparzialità dei magistrati nei confronti di tutti i soggetti impegnati nella campagna referendaria, scongiurando conflitti di interessi”. E oggi è arrivata la risposta di Nordio.
La risposta dell’Anm
“Non sono nelle condizioni di rispondere in quanto il Comitato in questione è solo stato promosso dall’Anm, ma è soggetto, anche giuridico, assolutamente autonomo”. Così il presidente dell’Anm, Cesare Parodi, nella sua risposta alla capo di gabinetto del ministero della Giustizia, Giusi Bartolozzi. Parodi spiega che sul sito del Comitato “è riportata in modo trasparente ogni cosa, compreso lo Statuto” e “se però necessitasse di informazioni più puntuali, che io non posseggo, non posso che rimandarla ai rappresentanti del Comitato. Annoto solo che la sua richiesta di rendere pubblici dati di privati cittadini ritengo sia contrario alle salvaguardia della loro privacy”.
La reazione del centrosinistra
Il Partito democratico, tramite la deputata democratica e responsabile nazionale giustizia, Debora Serracchiani, ha parlato a tal proposito di “un atto molto grave che tradisce il nervosismo che si respira nei palazzi del governo. Un segnale che sa tanto di liste di proscrizione e di cui è difficile comprendere le ragioni - ha aggiunto l’ex presidente della Regione Friuli Venezia Giulia -. Si mette in discussione la libertà di partecipazione e si alimenta un clima di pressione nei confronti della magistratura e dei cittadini che voteranno No. Il ministro chiarisca subito. Le istituzioni e il popolo sovrano si rispettano. Non si intimidiscono”. Di liste di proscrizione parla anche Angelo Bonelli di Alleanza Verdi-Sinistra: “È un clima da intimidazione, non da confronto democratico. Quando un ministro della Giustizia mette nel mirino il Csm e i magistrati che difendono l’autonomia della giurisdizione, non sta facendo una riforma: sta tentando di piegare la giustizia al potere politico.
È un disegno chiaro: indebolire i controlli, colpire chi dissente e rafforzare l’esecutivo. La destra ha superato ogni limite. Questo referendum non serve a migliorare la giustizia, ma a concentrare più potere nelle mani della politica. Per fermare questa deriva pericolosa bisogna votare No”.