La campagna per il no al referendum sulla Giustizia per la separazione delle carriere sta assumendo contorni quasi macchiettistici e, se non ci fosse in gioco il futuro del Paese, si potrebbe pure sorridere per i tentativi maldestri che vengono portati avanti. È stata orchestrata una propaganda vecchio stile, che vede l’Anm in prima linea per il “no”. Dopo i manifesti nelle stazioni sono arrivati i cartelli nei tribunali, uno in particolare, quello di Reggio Calabria. A segnalarlo è stato un avvocato, Carmelo Silvana Zinnarello, il quale ha postato alcuni ambienti del palazzo di Giustizia del capoluogo calabrese in cui si vedono i cartelloni: “Lo strapotere dell’Anm. Questo è vergognoso: cartelli che raccontano fesserie all’interno di un’aula di giustizia!”.
A seguito della segnalazione, risulta esserci stata una presa di distanza anche da parte dell’Ordine degli Avvocati di Reggio Calabria (pubblicata dallo stesso Zinnarello) che con un comunicato hanno voluto specificare che la “presa di posizione non attiene ai contenuti della questione referendaria, né intende sindacare la legittimità del dibattito pubblico su un tema di così rilevante interesse collettivo”. L’appunto che viene mosso riguarda proprio la sede scelta per i flyer del “no” al referendum perché, sottolineano gli avvocati, “il Palazzo di giustizia e i suoi locali non sono - e non possono diventare - teatro della politica e della competizione elettorale o referendaria. Non sono luoghi di parte: rappresentano uno dei presidi più alti delle istituzioni democratiche, lo spazio in cui si amministra la giustizia in nome del popolo italiano e in cui deve essere coltivata come valore assoluto la neutralità politica delle istituzioni”. L’esposizione della cartellonistica, aggiungono, “costituisce una violazione manifesta del principio di terzietà e imparzialità che deve caratterizzare i luoghi della giustizia, trasformando uno spazio istituzionale deputato all'esercizio della giurisdizione in un luogo di propaganda politica”.
Sul caso è intervenuto anche Maurizio Gasparri, presidente dei senatori di Forza Italia. Dopo aver stigmatizzato il caso di cene “con sottoscrizione promosse con la propria sigla dall'Associazione nazionale magistrati. Come se si trattasse di un partito o di una qualunque associazione privata e non dell'associazione che raggruppa coloro che dispongono della libertà e della reputazione dei cittadini italiani”, ha criticato quanto accaduto a Reggio Calabria. Ha sottolineato che “se io mi recassi con un volantino del mio movimento politico all'interno di un tribunale sarei giustamente allontanato dai carabinieri, perché non sono luoghi adatti per la propaganda politica di parte. Invece i magistrati, abusando del loro ruolo, arrivano a fare questo”.
Il senatore si è quindi rivolto al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, domandando se “queste cose sono compatibili con il suo appello”, sottolineando che “questi atteggiamenti dei magistrati dentro i tribunali sono gravi e intollerabili”. Ha, quindi, invitato il Presidente a “intervenire quale presidente del CSM, perché il suo appello alla sobrietà e al senso di responsabilità cadrebbe nel vuoto in caso diverso”.