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"La riforma? Pm liberi e Csm senza correnti"

L’ex giudice della Consulta Sabino Cassese: "La modifica costituzionale renderà le toghe più indipendenti"

"La riforma? Pm liberi e Csm senza correnti"

Sabino Cassese, ex ministro della Funzione pubblica ed ex giudice della Corte Costituzionale, interviene sul referendum sulla Giustizia del 22 e 23 marzo. Autorità indiscussa in materia di diritto, il professore si sofferma sugli effetti positivi introdotti attraverso la legge Nordio nel sistema Giustizia.

Lei ha più volte sottolineato che il referendum non dovrebbe essere letto come un voto pro o contro un governo, né come un giudizio sulla magistratura, ma come una valutazione dei singoli quesiti. La campagna sta rispettando questo approccio?

«Purtroppo no. Le opposte fazioni si esprimono sul proponente e non sulla proposta. Questo fa perdere di significato al referendum e quindi alla democrazia diretta. Se si vota al referendum non perché d'accordo o in disaccordo sulla separazione delle carriere, ma perché la proposta è stata avanzata da un governo che piace o non piace, si trasforma la democrazia diretta in democrazia rappresentativa e si tradisce la Costituzione. Siamo chiamati a esprimerci per confermare o non confermare la modifica costituzionale già passata al vaglio del Parlamento, non sulla maggioranza che l'ha proposta. L'errore fu fatto inizialmente da Renzi che interpretò il voto negativo sul referendum da lui da lui proposto come un voto di sfiducia al suo governo, e si dimise».

L'intervento di Atreju in cui lei utilizza la metafora dell'anestesista e del chirurgo è diventato virale.

«Ho fatto quell'esempio perché sia chiaro che, al di là dei due forti argomenti giuridici per la separazione delle carriere (dare attuazione all'articolo 111 della Costituzione secondo il quale ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a un giudice imparziale e al codice di procedura penale del 1988, che ha adottato il metodo accusatorio e stabilito che il giudice deve essere terzo rispetto all'accusa e alla difesa), c'è un argomento funzionale altrettanto importante: il pubblico ministero e il giudice, pur essendo ambedue magistrati, svolgono compiti diversi, perché il pubblico ministero dirige un'investigazione, il giudice valuta e bilancia le posizioni delle parti, quindi svolge un'attività di ponderazione. Com'è possibile reclutare con le stesse procedure, sottoponendo agli stessi esami, giudicando le stesse attitudini, persone che svolgono mestieri tanto diversi? Quindi fin dalla selezione e poi dalla carriera, si deve procedere in modo diverso perché i mestieri sono diversi. Il chirurgo e l'anestetista, ambedue medici, ambedue in sala operatoria, ma con compiti diversi, sono scelti con procedure diverse, valutando attitudini diverse, hanno carriere diverse».

Quali sarebbero i principali benefici per il sistema giudiziario derivanti dalla separazione delle carriere?

«Il primo beneficio sarebbe quello di assicurare ai pubblici ministeri un'indipendenza maggiore di quella garantita oggi dalla Costituzione vigente, perché questa, all'ultimo comma dell'articolo 107, prevede che il pubblico ministero gode delle garanzie stabilite nei suoi riguardi dalle norme sull'ordinamento giudiziario. Le garanzie non sono stabilite dalla Costituzione, ma dalla legge ordinaria, quindi sono meno forti. Invece, con la riforma diventano più forti, perché contenute in una norma costituzionale, non in una norma di rango inferiore. Il secondo beneficio è costituito dal rispetto del criterio che la giustizia si realizza soltanto in un rapporto tripolare, nel quale agiscono il giudice, l'accusatore e il difensore tra di loro separati: è per questo che si parla di terzietà del giudice. Il terzo beneficio è costituito dalla maggiore specializzazione dei pubblici ministeri scelti per quel mestiere e chiamati a svolgere soltanto quel mestiere. Questi tre benefici sono a vantaggio dell'intera collettività».

Da quello che dice la Costituzione vigente all'articolo 107, se il governo avesse voluto sottoporre al suo controllo i pubblici ministeri avrebbe potuto provvedere con una legge ordinaria, senza aver bisogno di cambiare la Costituzione.

«Questa è la controprova della mia conclusione, che la modifica costituzionale assicura maggiore indipendenza alla magistratura».

Il punto forse più discusso riguarda il sorteggio. Perché, dal punto di vista del cittadino, questo meccanismo dovrebbe essere preferibile?

«Il sorteggio presenta due vantaggi. Da un lato dà eguali chance a tutti i magistrati di accedere ai due Consigli superiori. Dall'altro, evita che si costituiscano cordate e correnti, e quindi strutture clientelari. Il Csm è una sorta di direzione generale del personale collettivo, che decide assunzioni, promozioni, assegnazioni di sedi, trasferimenti (è scritto nell'articolo 105 della Costituzione). Non è il Parlamento dei magistrati, deve solo gestire il personale. Non deve rappresentare la magistratura, deve solo assicurare che la carriera dei magistrati non sia influenzata da ragioni partigiane e che tramite la gestione della carriera non si influenzino i giudizi espressi dai magistrati. Quindi è solo uno scudo, non il vertice di uno Stato nello Stato».

Lei stesso ha ricordato più volte che il sistema giustizia necessita anche di ulteriori interventi, a partire dalla durata dei processi. Come si inserisce questa riforma?

«Consigli superiori meno legati all'azione delle correnti saranno più attenti al complessivo funzionamento della giustizia e quindi anche alla sua efficienza, rapidità, organizzazione razionale. Il fatto che ambedue i Consigli superiori siano presieduti dal presidente della Repubblica è una garanzia in questo senso.

A coloro che sono preoccupati dell'indipendenza della magistratura ricordo che vi sono circa 200 magistrati che per loro volontà sono ai vertici della struttura amministrativa chiamata ad assicurare i servizi della giustizia, il ministero della Giustizia, alle dipendenze di un ministro, cioè del potere esecutivo».

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