Il concetto dell’indignazione a comando si ripete. Solo pochi giorni fa gran parte della sinistra ha taciuto sulle parole di Nicola Gratteri e oggi quella stessa sinistra ritrova la parola per attaccare il ministro della Giustizia Carlo Nordio. Il ministro, in un'intervista al Mattino di Padova, ha dichiarato che le correnti della magistratura costituiscono "una consorteria autoreferenziale che solo il sorteggio può eliminare”. Il sorteggio, ha aggiunto il ministro, “rompe questo meccanismo 'para-mafioso', questo verminaio correntizio come l'ha definito l'ex procuratore antimafia Benedetto Roberti, poi eletto con il Pd al Parlamento europeo. Un mercato delle vacche”.
La prima a riprendere le parole di Nordio è stata Elly Schlein, segretario del Pd, secondo la quale “svegliarsi con un'intervista del ministro Nordio che assimila i magistrati ai mafiosi è una cosa gravissima, soprattutto se a farlo è il ministro della Giustizia”. Ora, ha aggiunto, “ci aspettiamo che Giorgia Meloni prenda immediatamente le distanze da queste parole e ci aspettiamo le scuse da parte del ministro”. Il presidente del M5s, Giuseppe Conte, ha dichiarato che le parole di Nordio sono arrivate “dopo che per giorni la maggioranza ha gettato fango su Gratteri, un magistrato che rischia la vita per la lotta contro le mafie, nonostante avesse ben chiarito il suo pensiero”. Secondo il leader dei pentastellati, “è davvero incredibile vedere un Governo che getta fango e ombre sulle Istituzioni e su servitori dello Stato solo per portare a casa una riforma che mira a salvare i politici e i governi dalle inchieste. Fermiamoli, votiamo no”.
Il capogruppo Avs in commissione Affari costituzionali della Camera Filiberto Zaratti ha sostenuto che il ministro “ha passato il limite, non è la prima volta che usa frasi non degne della sua veste istituzionale, ma questa volta sta offendendo un potere dello Stato che ha contribuito con il sangue alla difesa della legalità in questo paese. Meloni prenda atto di tutto questo”. Gli ha fatto eco Angelo Bonelli, deputato di AVS e co-portavoce di Europa Verde, secondo il quale “La destra ha superato ogni limite. Con loro è a rischio il nostro ordinamento costituzionale e democratico. Fermiamo questa deriva pericolosa con un secco No”.
Per commentare le parole di Nordio ha ritrovato la voce anche l’Anm, che in una nota ha dichiarato che il ministro della Giustizia “ha deciso di avvelenare i pozzi accusando i magistrati di usare metodi paramafiosi, paragonando l'elezione dei componenti del Consiglio superiore della magistratura ai comportamenti della criminalità organizzata”. In questa polemica si è inserito anche il capogruppo di Fratelli d'Italia alla Camera dei deputati, Galeazzo Bignami, che oltre a esprimere solidarietà al ministro ha richiamato Conte e Schlein alle proprie responsabilità, sottolineando che “in questo modo gli alleati giallo-rossi cercano maldestramente di distrarre l'attenzione dalle gravissime dichiarazioni del procuratore Gratteri, ai limiti dell'eversione (copyright Barbera, ex giudice costituzionale). Piuttosto che scandalizzarsi per le dichiarazioni del ministro NORDIO, avrebbero potuto leggere il libro di Palamara e rendersi conto di come oggi le correnti sono un sistema di potere da scardinare”.
La replica del ministro non si è fatta attendere. "Non capisco tanta indignazione scomposta alle mie dichiarazioni sulle correnti del CSM. Io mi sono limitato a citare le affermazioni di Nino Di Matteo, un noto pm preso a modello dal Pd e dalla sinistra, riportate dal Fatto quotidiano e da altri giornali, quindi fonti non particolarmente vicine a noi, nel settembre 2019. Di Matteo parlò di "mentalità e metodo mafioso". Altri esponenti del "partito del No" si sono espressi, a suo tempo, in modo anche più brutale.
Ne faremo un elenco e lo pubblicheremo". Così il Ministro della Giustizia Carlo Nordio a proposito delle reazioni alle sue dichiarazioni inerenti le degenerazioni correntizie della magistratura espresse alla stampa locale veneta.