Un Sì per dire No a quelli che dicono sempre no. E non solo alla riforma della giustizia, ma a tutto quanto possa rappresentare un fattore di modernità per l'Italia. Anche il grande riassetto del potere giudiziario non sfugge a questa opposizione ideologica che si è dimenticata di raccontare, in primis, come il testo sottoposto al referendum sia stato approvato quattro volte tra Camera e Senato. Poi fa comodo, secondo la
loro narrazione, invocare la mobilitazione alle urne contro una cricca di golpisti sudamericani pronti alla retata contro i giudici progressisti.
Quando non si vota, tutti a lamentarsi dell'inerzia di una classe di governo capace solo a rimpinzarsi di bonus e maxi stipendi. Ma quando c'è da approvare i cambiamenti, nero su bianco, diventano inevitabili i distinguo politici. Quelli appunto che conducono al No, il niet sovietico, le barricate permanenti. Fateci caso. Gli oltranzisti anti riforma coincidono
quasi completamente con coloro che si oppongono a tutto il resto: l'alta velocità ferroviaria, le Olimpiadi, i maxi cantieri, i gasdotti, la concessione delle basi militari agli
Stati Uniti nel conflitto contro l'Iran. Tutto diventa inevitabilmente resistenza al centrodestra con un malinteso senso della schiena dritta. Fate come credete ma, per cortesia, non lasciate giustizia italiana così com'è.