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Scandalo migranti. Viaggi e shopping coi soldi dello Stato

La Corte dei Conti contro i gestori del centro a Benevento: danni per 1,3 milioni

Scandalo migranti. Viaggi e shopping coi soldi dello Stato
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Accogliere, accogliere, accogliere: è questo il mantra della sinistra che fa dell’immigrazione (incontrollata) il perno delle proprie proposte elettorali, consci del ritorno che ciò può avere in termini di consenso. Ma la poca trasparenza attorno a queste realtà è purtroppo in costante aumento, come testimonia anche l'ultimo caso avvenuto a Benevento, dove è stato stimato un danno erariale pari a 1,3 milioni di euro, scovati grazie alla Guardia di Finanza e la Procura Regionale per la Campania della Corte dei conti (vice procuratore Davide Vitale, procuratore Giacinto Dammicco).

Un illecito contestato a otto persone, tra cui figurano ex dipendenti della Prefettura di Benevento. È un’indagine che mette radici diversi anni fa, almeno 10, e che fa emergere una consuetudine ben radicata, una visione dell’accoglienza come business per guadagnare soldi e arricchirsi, pretendendo di apparire come paladini dei diritti umani. Ciò che è stato riscontrato fotografa il rischio in cui si incorre se non si vigila sui fondi destinati all'integrazione: soldi che avrebbero dovuto avere come scopo quello dell’emergenza umanitaria sono stati trasformati in una sorta di bancomat personale, mentre nei centri di accoglienza i migranti vivevano in strutture fatiscenti con servizi ridotti.

Dalle foto che Il Giornale ha potuto visionare risalenti ad anni fa, gli inquilini per circa un mese hanno bevuto e si sono lavati con acqua di pozzo, i letti erano accatastati uno sopra l'altro e le condizioni igieniche erano piuttosto precarie. Le ispezioni hanno infatti potuto appurare una situazione di sovraffollamento, carenze igienico-sanitarie, così come assenza di standard di sicurezza e insufficienza di beni e servizi essenziali. Il tutto mentre, secondo l’accusa, chi gestiva la struttura si aggirava per le boutique di marchi di lusso e pianificava viaggi in resort stellati, utilizzando quindi in modo improprio i fondi pubblici. È il «diritto all’eleganza» (cit.) che si ripete, un uso non nuovo di fondi pubblici destinati all’assistenza, ma nonostante questo il sistema continua ad avere l’appoggio ideologico della sinistra, che ignora il fatto che l'accoglienza senza controllo non è un valore ma crea un vuoto di responsabilità.

Ogni anno decine di migliaia di migranti arrivano irregolarmente nel nostro Paese versando ingenti somme nelle casse delle organizzazioni criminali che gestiscono il traffico illegale di uomini tra le sponde del Mediterraneo.

Lo fanno perché vengono illusi di trovare in Italia il Paese della «cuccagna» di boccaccesca memoria dove regnano l'abbondanza, l'ozio e l’ottimo cibo. Al loro arrivo in Italia trovano, al contrario, situazioni come quelle di Benevento, che è solo un esempio ma ce ne sono altre simili. Il paradosso è che se in Africa sono pedine che alimentano il business dell’immigrazione irregolare, in Italia sono ugualmente strumenti per portare avanti un business che li usa per ricevere fondi e utilizzarli in modo diverso rispetto a quello previsto. Fermare l’immigrazione irregolare alla fonte, rimpatriare chi non ha diritto di asilo in Italia e, quindi, in Europa, significa innanzitutto togliere il carburante economico alle organizzazioni criminali che si muovono tra gli hub di partenza. Ma significa anche poter organizzare in maniera più specchiata i fondi destinati a quel settore, concentrandoli su chi veramente ha diritto di protezione internazionale.

Continuare a spingere sull’accoglienza indiscriminata come fa la sinistra vuol dire avere troppe poche risorse per un numero eccessivo di persone. Risorse che, come nel caso di Benevento, poi finiscono in attività di lusso.

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