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Sfrattato il tennis, spunta una favela

L'ex presidente del club Libertas scrive agli assessori e pure alla Corte dei Conti

Sfrattato il tennis, spunta una favela
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Per trentacinque anni ha accolto generazioni di tennisti in erba, agonisti, tornei di calcetto. Ora Giovanni Berio, ottantenne, ex presidente dell'Asd Tennis Club Libertas di via Fabio Massimo 1 in zona Porto di Mare, osserva amareggiato le foto che gli arrivano dal capogruppo della Lega. Alessandro Verri che ha fatto un sopralluogo sabato tra i capannoni dismessi dal 2024. Per motivi di salute Berio non ci può andare personalmente, ma conosce bene la situazione, e riceve «continuamente segnalazioni» da ex iscritti. Ora ha scritto una lunga memoria sul degrado in cui è piombato l'impianto sportivo che contava due campi coperti di calcetto e tennis, un campo da calcio a 7/8 in erba naturale, ampio parcheggio interno, offriva corsi di tennis a bambini e ragazzi, lezioni private e di gruppo per adulti. Verri ci ha messo due secondi ad entrare, visto che la cancellata è stata tagliata e ci sono rifiuti e residui evidenti di chi occupazione abusive, forse da parte di rom, forse sbandati che frequentano il boschetto della droga di Rogoredo, a poca distanza. Berio ha inviato lo scritto alla giunta comunale, al presidente di Zona 4, al comando di Polizia locale e - per conoscenza - anche alla Corte dei Conti. L'area fino al 2013 faceva campo al Consorzio Canale navigabile Milano Cremona Po, da allora il Comune l'ha rilevato per far partire un grande progetto di bonifica e riqualificazione a Porto di Mare. L'associazione sportiva dilettantistica ha «versato sempre regolarmente l'affitto per la concessione d'uso della superficie dei terreni, circa mille euro al mese - spiega -, le tensostrutture e l'intero impianto sportivo invece non sono di proprietà pubblica». A lungo ha ventilato l'ipotesi di un bando ma ricorda che «a suo tempo i funzionari comunali dichiaravano, anche alla stampa, che nessuna delle associazioni sportive sarebbe stata sfrattata», anzi avrebbero svolto una funzione di presidio. E invece «sono state tutte tempestivamente fatte sloggiare con provvedimenti esecutivi». Nel caso del Tennis Club Libertas, i vigili del fuoco durante un sopralluogo avevano rilevato un impianto caldaia non a norma, «ma ci eravamo messi subito a disposizione per sostituirlo». Ci fosse stato un immediato piano b, potrebbe anche passarci sopra. E invece Berio è «indignato», la zona «viene a trovarsi senza impiantistica sportiva, sulle stesse aree ci sono abusivi, rifiuti, vengono accesi fuochi che rischiano di provocare incendi. E da cittadino, mi sembra discutibile che l'amministrazione rinunci per anni ai proventi versati regolarmente dagli affittuari». Da qui la segnalazione anche ai giudici contabili. Pure il Tennis Corvetto ha dovuto chiudere. E il leghista Verri chiede che fine abbia fatto il progetto «Urban Park» che doveva trasformare l'ex discoteca Karma in un nuovo polo per musica, sport, eventi. Il progetto da 11 milioni di euro (affidato a Social Music City) prevede un anfiteatro all'aperto, una tensostruttura per concerti, campi da padel, piscina scoperta. Doveva aprire addirittura (secondo i piani) nell'estate 2023. L'ex assessore Giancarlo Tancredi a inizio 2025 aveva annunciato che era pronto l'accordo di programma per avviare le bonifiche. «Non si muove una foglia» denuncia Verri. E d'accordo con l'ex presidente Berio contesta il Comune che «è senza progettualità e ha creato problemi in una zona che ne aveva già fin troppi.

Potevano benissimo lasciare il centro sportivo in funzione fino a una eventuale nuova gestione, funzionava come presidio, offriva corsi a bambini e ragazzi. Sembra che la struttura dovesse essere controllata da Italia Nostra, ma visto lo stato in cui versa, nel degrado e con pericolo incendi, posso dire che è completamente abbandonata. L'ennesima favela in città».

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