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Tolti i sigilli alla moschea. E spunta il referente romano della maxi rete di Hannoun

Riparte il cantiere alla periferia di Roma. Ma è il centro del filo Hamas Abu Omar

Tolti i sigilli alla moschea. E spunta il referente romano della maxi rete di Hannoun
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Arriva il dissequestro della nuova moschea in costruzione a Centocelle che fa capo all'Associazione Culturale Islamica in Italia, cui fa capo il centro Al Huda e il cui imam è Ben Mohamed Mohamed, che figura come rappresentante nel compromesso di vendita della moschea in nome e per conto dell'Associazione culturale il 26 settembre del 2012, ed è proprio il Qatar che ha finanziato l'acquisto dell'immobile per 3,6 milioni di euro, avvenuto tramite l'associazione. A dare la notizia del dissequestro è il movimento islamico «MuRo27», ovvero Musulmani per Roma 2027, progetto con dietro Francesco Tieri (convertito all'islam) che vuole contribuire alle elezioni della Capitale con proposte politiche basate sulla fede dei propri appartenenti. Loro esultano, ma forse dimenticano che non è detto che quella diventi una moschea. Finché la destinazione d'uso non sarà adeguata, infatti, il progetto non potrà proseguire così come hanno immaginato. O meglio, queste dovrebbero essere le regole. Poi, nel comunicato, «MuRo27» attacca l'europarlamentare della Lega Anna Maria Cisint, che replica affermando che «quella moschea è e resta irregolare perché la destinazione d'uso è diversa. È il piano della Fratellanza: foraggiare l'apertura di moschee in tutta Europa, imponendo alla comunità una dipendenza ideologica e politica incompatibile con il nostro sistema democratico. Il loro vero obiettivo è la sottomissione dell'Occidente e la sovversione delle nostre Istituzioni democratiche». A occuparsi dall'inizio del caso sono stati Federico Rocca, consigliere di Roma Capitale di Fratelli d'Italia e Fabio Piattoni consigliere di FdI del Municipio V, che da mesi tentano invano di ottenere qualche minima delucidazione dopo le ripetute lamentele e preoccupazioni dei cittadini: «Non conosciamo i particolari del dissequestro dei locali ma neanche i veri dettagli dell'iniziale sequestro: ci ritroviamo, infatti, dopo mesi di istanze, a chiedere per l'ennesima volta all'Ufficio Tecnico del Municipio V la documentazione completa e anche un sopralluogo per verificare cosa si stia realizzando in quell'immobile. Sopralluogo che abbiamo richiesto prima che il locale venisse dissequestrato. Dinanzi anche a questo tipo di immobilismo, abbiamo il doppio del dovere nel fare chiarezza e portare trasparenza su una vicenda che presenta ancora molti punti interrogativi. Quali lavori si stanno facendo e per cosa e soprattutto con quali titoli?». Ma c'è di più, perché dietro il centro culturale Al Huda, come si legge sul loro stesso sito c'è tale Abu Omar, nome completo di Ahmad Mohammad Suleiman Mousa, che compare proprio nella maxi inchiesta della Procura di Genova sulla cupola di Hamas in Italia. E Abu Omar non è certo uno qualunque, anzi è considerato il referente dell'associazione di Hannoun per Roma e l'Italia centrale e collettore delle somme provenienti dall'Italia meridionale.

Rivestirebbe, inoltre, un ruolo di rilievo nella comunità islamica romana e sono infatti stati registrati contatti, ad esempio, con dipendenti delle ambasciate di Iran e Sud Africa per incontri tra esponenti dell'associazione e i relativi ambasciatori. Due anomalie che si fondono: i legami con Hamas e irregolarità che ancora non trovano una spiegazione in quella che rischia di essere la seconda moschea più grande della Capitale.

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