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Venezia, il Csm sceglie la moglie di Davigo come nuovo procuratore

Battuto Ardita, vittima di suo marito per la loggia Ungheria. Decisivi i voti dei consiglieri di sinistra

Venezia, il Csm sceglie la moglie di Davigo come nuovo procuratore
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Pareggio secco, quattordici voti a testa: per scegliere il nuovo Procuratore della Repubblica di Venezia il Consiglio superiore della magistratura si è spaccato esattamente a metà, come ai brutti tempi in cui comandavano le correnti. A venire nominato è stato così il concorrente più anziano: Alessandra Dolci (nella foto), attualmente procuratore aggiunto a Milano. Ma la cronaca secca non rende l'idea dello scontro frontale e delle antiche ruggini tra colleghi che hanno accompagnato la gara. Perchè Alessandra Dolci non è solo una toga super-esperta e super-titolata: è anche la moglie di Pier Camillo Davigo, ex pm di Mani Pulite, ex presidente dell'Associazione nazionale magistrati, ex membro del Csm, recentemente condannato a un anno e tre mesi di carcere per rivelazione di segreto d'ufficio. E, per uno scherzo del destino, a contendere la carica alla Dolci era Sebastiano Ardita, attualmente procuratore aggiunto a Catania: che nel processo a Davigo si era costituito parte civile, sostenendo che il collega aveva fatto circolare i verbali sulla presunta loggia Ungheria anche per rovinargli la carriera, visto che anche il suo nome compariva negli elenchi della loggia. Tesi accolta dal tribunale, che condanna Davigo anche a risarcire Ardita con ventimila euro.

Quando parte il concorso per il nuovo procuratore di Venezia, Ardita scopre che l'unica rivale in grado di impensierirlo è proprio la moglie di Davigo, il suo arcinemico. La Dolci, nella vicenda dei verbali arrivati a Davigo e poco dopo entrati illegalmente in circolazione, ha un ruolo non del tutto marginale. È a lei che si rivolge Paolo Storari, il pm milanese imbestialito perchè teme che i verbali sulla loggia Ungheria vengano insabbiati, per prendere contatto con Davigo. Ed è a casa della coppia Dolci-Davigo che Storari fa visita due volte, consegnando a Davigo - allora membro del Csm - la copia in Word dei verbali del pentito-calunniatore Piero Amara sulla presunta loggia. Su cosa si siano detti esattamente Storari e Davigo in quella occasione, chi dei due sia stato a convincere l'altro che il passaggio di mano dei verbali era cosa buona e giusta, le versioni divergono, alla fine, Storari viene assolto e Davigo condannato. La Dolci avrebbe potuto spiegare come era andata davvero la faccenda. Ma quando viene citata a testimoniare nel processo a Davigo, si avvale della facoltà di non rispondere: come la legge le consente, essendo la moglie dell'imputato.

Nelle carte arrivate alla commissione Incarichi direttivi del Csm per scegliere il nuovo capo della Procura veneziana, di tutti questi precedenti non c'era ovviamente traccia: ma altrettanto ovviamente la storia era nota a tutti quelli chiamati a decidere.

Alla fine Ardita, uscito vittorioso dallo scontro giudiziario con Davigo, perde lo scontro di carriera con la moglie. A portare la Dolci al pareggio, decisivi i voti della sinistra: la corrente Area, il renziano Carbone, il piddino Roberto Romboli. E a quel punto, i cinque anni di anzianità in più fanno vincere la magistrata milanese.

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