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La versione della moglie di Caroccia. "Nulla a che fare con i Senese"

La donna: "Delmastro ci ha salvati dal baratro"

La versione della moglie di Caroccia. "Nulla a che fare con i Senese"
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«Delmastro ci ha solo aiutato, è stata come una manna dal cielo». $ il turno di Barbara Tritoni, moglie di Mauro Caroccia, chiamata a dare la sua versione sull’affaire Bisteccheria d’Italia davanti ai finanzieri del Nucleo Valutario, che ieri l’hanno sentita come persona informata sui fatti, non indagata. La donna ha ricostruito i rapporti con l’ex sottosegretario alla Giustizia e la genesi della società «Le 5 Forchette Srl», costituita nel dicembre 2024 in uno studio notarile di Biella. Titolari delle quote sua figlia Miriam, 19 anni, Delmastro (foto) e altri esponenti piemontesi di Fratelli d’Italia che le hanno poi cedute una volta saputo della condanna definitiva di Mauro Caroccia come prestanome del clan Senese.

A tratti in lacrime, come riferisce il suo legale Fabrizio Gallo, perché molto provata per l’inchiesta che ha esposto così tanto la sua famiglia a livello mediatico e che vede la figlia e il marito accusati di intestazione fittizia di beni e riciclaggio, aggravati dall’aver agevolato il clan mafioso dei Senese. La donna ha spiegato a verbale, stando a quanto riferito dal suo avvocato, che l’ex sottosegretario (non indagato) li aveva aiutati ad aprire il ristorante in un momento di forte difficoltà finanziaria. «Ci ha fatto uscire dal baratro in cui eravamo finiti per la grave situazione economica in cui ci trovavamo». Ma avrebbe anche spiegato di essere «affranta» perché «per colpa nostra» hanno «associato il nome di Delmastro a quello dei Senese» che nulla c’entrano «né con noi né con lui», avrebbe precisato Tritoni. Una circostanza definita «assurda», poiché l’ex sottosegretario «non aveva mai avuto nulla a che fare con loro».

Parlando del rapporto con l’esponente di Fdi, avrebbe spiegato che si conobbero quando il marito «era un incensurato ed era una vittima di qualche criminale.

Ma noi siamo andati avanti con le nostre forze credendo nella speranza che un giorno sarebbe cambiato qualcosa per noi.

Quel giorno sembrava arrivato, un uomo delle istituzioni che aiutava un semplice cittadino, mi sembrava impossibile, ma era così anche se purtroppo il sogno si è infranto», sarebbero state le sue parole riferite dal legale.

È alla donna che hanno bussato i finanzieri due giorni fa per sequestrare il telefono del marito - che si trova in carcere a Viterbo - su richiesta della Procura di Roma.

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