Le loro facce sono passate in questi giorni di dibattiti pre referendum sui giornali e in tv. Beniamino Zuncheddu, il pastore sardo che si è fatto 33 anni di carcere per una strage che non aveva commesso o Angelo Massaro, 21 anni in cella per una consonante afferrata dagli investigatori pugliesi, una s al posto della t che aveva fatto diventare un muerso, oggetto pesante, in un muerto, un fantomatico morto, un inesistente cadavere addebitato alla
voce omicidio. Mille innocenti ogni anno, tre al giorno, stima approssimativa, vengono arrestati per poi uscire di scena dopo un periodo di travaglio e sofferenze più o meno lungo. I numeri sono dunque quelli di una vera e propria emergenza nazionale che solo negli ultimi tempi è affiorata sui media. Anche se i risarcimenti per le vittime della malagiustizia arrivano col contagocce, fra strettoie e difficoltà, in un clima di diffidenza. Fra il 2017 e il 2024 sono 5933 le persone risarcite dallo Stato per l'ingiusta
detenzione, solo una frazione di quelle private della libertà.
E i giudici sanzionati per aver combinato questi disastri si contano sulle dita di due mani. Otto condanne alla censura, in sede disciplinare, più un trasferimento. Chi sbaglia il più delle volte se la cava a buon mercato.