Magnate israeliano in «Monokini» griffato Baglietto

Magnate israeliano in «Monokini» griffato Baglietto

Promesse mantenute, impegni rispettati. E un'accelerata sui tempi previsti per il rilancio. La passione per il mare ha fatto la sua parte, certo, ma c'è dell'altro: visione imprenditoriale a 360 gradi e consapevolezza dei profondi cambiamenti imposti dalla grande crisi. «Il mare è la mia passione - ripete Beniamino Gavio - e può essere ancora un buon business». Soprattutto se si tratta di un blasone-icona che di nome fa Baglietto.
E così, a poco più di un anno dall'acquisizione, il «Gabbiano» ferito ha ripreso a volare. E mentre alla Spezia si continua a lavorare alla ristrutturazione dello stabilimento, ecco bell'e pronto «Monokini», un 44 metri da oltre dieci milioni di euro. Per la gioia di un magnate israeliano. E di 48 ex cassintegrati. «La gente era a casa - aggiunge Gavio - e mi sembrava un peccato lasciare morire un marchio italiano così. Nel settore non ci sono più i numeri del 2005, ma c'è anche un'altra strada storica che non intendo lasciare». Vale a dire il settore militare. Già! In principio furono scafi (1854, cantiere di Varazze). Poi motoscafi veloci, vedette militari, fino ai Mas (il motoscafo armato silurante). Poi ancora megayacht, fino al fallimento. Oggi è «Monokini», il primo varo della rinascita e del rilancio: un impegno finanziario di 33 milioni in un settore in piena crisi. Coraggio o incoscienza? Forse un mix, con spolverata di passione. «I cantieri sono sempre meno - continua Gavio - e l'offerta di prodotti di qualità si riduce proporzionalmente: noi siamo in contatto con russi, greci, libanesi, israeliani, americani del nord e del sud. I ricchi esistono, non si sono ancora estinti...».
Infatti sono vivi e vegeti. E sono almeno tre, a oggi, i paperoni che aspettano si salire a bordo di altrettanti Baglietto: un 46 e un 53 metri dislocanti, e un 37 metri planante. Oppure su un rivoluzionario «barchino» di 13 metri che sarà varato in piena estate.
Come abbiamo accennato all'inizio, attualmente alla Spezia lavorano 48 persone. Nuove commesse permettendo, il cantiere potrebbe assorbire altro personale dall'ex stabilimento di Varazze, che non fa parte della nuova Baglietto. A Varazze, infatti, sembra sfumata definitivamente l'acquisizione da parte del gruppo Azimut-Benetti e le tensioni sindacali sono ancora forti. Se Gavio intende davvero scommettere anche sul militare, ecco che si aprono nuovi scenari occupazionali per chi è rimasto indietro. Lui insiste: «Mi guardo in giro, nel settore c'è ancora spazio».

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