Mediobanca trova l’intesa: Geronzi va alle Generali

Come previsto, sarà Cesare Geronzi il sedicesimo presidente delle Assicurazioni Generali. Il banchiere romano lascia Mediobanca, e si trasferirà a Trieste dal 24 aprile, quando il nuovo cda, eletto dall’assemblea, nominerà al suo interno il presidente. L’accordo trovato nei giorni scorsi dal management di Mediobanca, lo stesso Geronzi e i maggiori soci della banca d’affari milanese che controlla il 13,4% del capitale del Leone, ha ieri trovato l’unanimità del comitato nomine, dove oltre al presidente hanno votato l’ad Nagel, il dg Pagliaro e i consiglieri Tronchetti Provera, Rampl e Bolloré. In quella stessa sede è stato deciso che il posto di Geronzi in Piazzetta Cuccia sarà preso da Renato Pagliaro, mentre Vincent Bolloré entrerà nel cda e sarà vicepresidente della compagnia. Confermati i due ad Giovanni Perissinotto e Sergio Balbinot. Anche Pagliaro entrerà in cda, e secondo la prassi dovrebbe essere anch’egli vicepresidente, come tutti i precedenti presidenti di Mediobanca.
L’incontro è durato meno di tre ore, e l’intesa, che alla vigilia non era data per certa, è stata trovata anche rinunciando alla riduzione dei consiglieri del Leone, che restano 19: 16 per Mediobanca, tre alle liste di minoranza. Dunque tre posti in più per Piazzetta Cuccia (rispetto all’ipotesi circolata di ridurre a 13+2 il numero dei consiglieri), merce preziosa di scambio dell’ultim’ora.
L’ufficialità di tutto l’impianto è rinviata al 30, con la riunione del patto di sindacato di Mediobanca chiamata a sancire la nomina di Pagliaro alla presidenza dell’istituto, e il cambio alla guida del patto, presieduto dallo stesso Geronzi. Il candidato per prenderne il posto sarà Angelo Casò, il tecnico commercialista storicamente vicino a Mediobanca, garanzia di equilibrio e moderazione. In questo modo tutti i tasselli andranno al loro posto nello stesso istante, evitando a Mediobanca una sede vacante: Pagliaro, nominato dal patto, entrerà in carica nel momento in cui Geronzi passerà a Trieste, garantendo così la perfetta continuità di poteri.
La quadra appare come il frutto di un bilanciamento delle forze in campo, partorito dalle lunghe trattative con gli azionisti sia di Nagel, sia di Geronzi. In particolare per la presidenza-Pagliaro in Mediobanca, gradita al socio Unicredit e al suo rappresentante forte Fabrizio Palenzona, perché considerata in grado di contenere il peso di Geronzi a Trieste. Accontentati anche i francesi, che avrebbero voluto tenere Antoine Bernheim a Trieste, e che trovano comunque un vicepresidente con Bollorè (oltre alla probabile presidenza onoararia per Bernheim, se la vorrà accettare).
Oltre a Geronzi, i vice Bollorè e Pagliaro, gli ad Perissinotto e Balbinot, nella lista dei 16 uomini di Mediobanca che andranno nel cda a Trieste (e che verrà licenziata da un supplemento di comitato nomine, sempre martedì 30) ci saranno tutti maggiori azionisti del Leone: Francesco Gaetano Caltagirone, Lorenzo Pellicioli, e Angelo Miglietta per Effeti; l’amministratore delegato di Mediobanca Nagel; il socio in Repubblica Ceca, Petr Kellner; il rappresentante in Germania, Reinfried Pohl; più i confermati Alessandro Pedersoli (il professionista vicino a Giovanni Bazoli, presidente di Intesa, che dunque rimane in consiglio), Ana Botin, Diego Della Valle, Leonardo Del Vecchio e Paolo Scaroni.
«Se continuano a essere amministrate così per me basta e avanza ed è assolutamente positivo per il Paese». Così ha commentato il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, partecipando a Mentana Condicio su Corriere.it. Il ministro ha però negato un proprio intervento nelle scelte maturate per il riassetto della compagnia.
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