Dopo un aborto segrega la moglie in casa per 2 anni

All'interruzione di gravidanza spontanea sono seguite botte e minacce: allontanato il marito

Poteva uscire, ma solo per andare al lavoro, unico contatto con il mondo esterno tollerato dal marito-padrone, un 48enne originario di Monza. Che, oltre a segregarla in casa per il resto del tempo, la picchiava, minacciava di morte lei e la sua famiglia qualora la donna non si fosse attenuta alle sue regole. Tutto questo per «punirla» di aver perso il figlio che portava in grembo durante un'interruzione di gravidanza spontanea.

La «tragedia familiare» - una sorta di ménage alla Barbablù - andava avanti dal giugno 2017, quindi da quasi due anni tra le mura di un appartamento di Bernareggio, in Brianza. Poi la vittima di tutte queste angherie non ce l'ha più fatta eun paio di settimane fa ha sporto denuncia dando il via all'indagine dei carabinieri del gruppo di Monza. Al termine della quale, nei giorni scorsi la Procura locale ha emesso contro il marito violento un provvedimento di allontanamento dalla casa familiare e il divieto di avvicinamento alla consorte 43enne.

Secondo quanto spiegano i militari monzesi, quando qualcuno dei parenti della moglie gli chiedeva spiegazioni del suo comportamento, l'uomo se la prendeva con lei subissandola di insulti e minacce del tipo: «Se parli ancora vengo a casa e ti riempio di botte, te e la tua famiglia». E ancora ripeteva alla donna: «Tanto io non ho niente da perdere, in carcere ci vado volentieri, per una m.... come te ci vado».

Dopo averle sequestrato il cellulare e averle impedito di usare il pc per connettersi a internet, alla richiesta di separazione della moglie lui ha reagito platealmente strappando i documenti dell'avvocato. Quindi, dopo averla sorpresa mentre chattava con un'altra donna, il 48enne ha picchiato la moglie colpendola con una mensola e minacciando di sgozzarla.

L'ultima lite, all'inizio di aprile, per un soffio non è stata fatale alla poveretta visto che il marito ha addirittura cercato di soffocarla. Impaurita, la donna quel giorno è letteralmente fuggita dall'appartamento di Bernareggio a bordo della sua automobile e in lacrime ha raggiunto la caserma dei carabinieri per chiedere aiuto e, infine, raccogliere le forze per far mettere a verbale gli abusi subito in questi ultimi ventidue, infelicissimi mesi. Durante i quali, dopo aver perso un figlio, si è resa conto di aver irrimediabilmente perso anche il marito.

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