Alpini in pensione ora danno una mano alla Corte d'appello

Le Penne nere lavorano come volontari nelle cancellerie e negli uffici amministrativi

Alpini in pensione ora danno una mano alla Corte d'appello

Tutto è nato da una visita della presidente della Corte d'appello alla sezione milanese dell'Associazione nazionale Alpini. Le Penne nere in pensione non hanno potuto ignorare la richiesta d'aiuto di Marina Tavassi per il suo ufficio in difficoltà a causa degli organici ridotti e del carico di lavoro aumentato con le centinaia di ricorsi degli immigrati richiedenti asilo. La presidente era andata via con la promessa di un impegno e l'Ana aveva fatto partire un appello ai propri iscritti: chiunque sia disponibile a dare una mano si faccia avanti.

Da quella promessa è cominciata la collaborazione tra gli Alpini in congedo, e i loro familiari, e la Corte d'appello. Il protocollo, firmato lo scorso 24 maggio sul modello di quello attivato già nel 2013, prevede che le Penne nere facciano volontariato a Palazzo di giustizia. Così oggi è possibile fare un primo bilancio del loro lavoro tra cancellerie e uffici amministrativi. «Siamo molto soddisfatti di come sta andando - spiega Rosalba Di Francesco, dirigente amministrativo della Corte d'appello -. Gli alpini volontari si sono resi disponibili per qualunque attività, hanno un alto senso del servizio civile e forte motivazione sociale. Siamo stati felici di accoglierli». Appunto «al servizio» si sono messi gli ex militari, senza remore. Anche se poi, visto che in diversi casi sono professionisti o dirigenti in pensione, laureati e qualificati, i responsabili degli uffici hanno affidato loro attività anche di rilievo.

Non fanno solo fotocopie e non spostano solo faldoni insomma. Studiano e approfondiscono le nuove normative, elaborano modelli informatici. In questo senso è fondamentale il compito dei responsabili: inserire al meglio i volontari valorizzando le loro capacità. Naturalmente non firmano e non gestiscono atti, fanno sempre capo al personale di ruolo e non svolgono attività sostitutiva. Sono inseriti nelle cancellerie penali e civili, impegnati in media due mattine a settimana. In questo momento alla Corte fanno volontariato quattro persone, due uomini e due donne. I primi collaborano con l'ufficio contabile, le seconde hanno chiesto espressamente di dare una mano alla cancelleria della sezione che si occupa dei richiedenti asilo.

La soddisfazione è reciproca e il «protocollo alpini» va così bene che alla Corte sperano che arrivino altri candidati. Sarebbero utili ad esempio agli affari generali e in archivio per la scansione e la conservazione dei documenti. «Ci auguriamo di rinnovare la collaborazione alla scadenza dei 12 mesi - aggiunge Di Francesco -. E stiamo pensando a estenderla ad altre categorie» come ex carabinieri o ex militari dell'esercito.

Ma le Penne nere in pensione non sono le uniche ad aiutare alla Corte d'appello. Dal maggio del 2016, quando a presiedere era Marta Chiara Malacarne, è attiva una convenzione con l'Università Bicocca. Gli studenti di Giurisprudenza lavorano in cancelleria per tre mesi, acquisendo in cambio crediti formativi. In questo modo hanno la possibilità di accostarsi per la prima volta all'esercizio concreto della giustizia, di imparare come funziona la «macchina». In Presidenza arrivano continue richieste: 67 i candidati il primo anno, 22 finora nel 2017. In questo momento gli studenti inseriti presso la Corte sono 12. «Crediamo molto in questo progetto - conclude il dirigente amministrativo -. Per i ragazzi rappresenta un approccio positivo, non timoroso, agli uffici giudiziari. Per noi un'occasione di apertura all'esterno. Non solo. Si crea anche uno scambio proficuo tra impiegati esperti e giovani motivati».

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