Arrestato un terrorista islamico Il complice del kamikaze? Salvo

Fermato un presunto criminale tunisino Ma il giudice nega l'espulsione dell'uomo coinvolto nell'attentato alla Perrucchetti

Paradossi della giustizia. Ieri, proprio nel giorno in cui i carabinieri del Ros hanno annunciato di aver smantellato una cellula di terroristi islamici, tra cui un tunisino residente a Milano, la legge si è «ammorbidita» con un famoso altro attentatore che ha creato grande scompiglio sotto la Madonnina.

Uno dei giudici di pace di via Francesco Sforza, durante l'udienza di convalida, ha respinto infatti l'accompagnamento immediato, cioè l'espulsione coatta per l'elettricista egiziano di 56 anni Abdel Hady Abdelaziz Mahmoud Kol, uno dei due complici di Mohamed Game, il libico autore dell'attentato kamikaze alla caserma Perrucchetti il 12 ottobre 2009.

La motivazione del provvedimento lascia sconcertati: l'accompagnamento immediato chiesto dall'ufficio immigrazione della questura di Milano non sarà eseguito perché l'avvocato di Kol, ha spiegato il giudice, ha intenzione di presentare a breve (quindi non l'ha ancora presentato, ndr) ricorso al Tar contro la revoca del permesso di soggiorno di Kol.

Eppure l'egiziano, dopo un processo con rito abbreviato, era stato condannato in primo grado a 4 anni perché accusato di consapevole complicità con Game (condannato a 14 anni) che materialmente aveva cercato di far esplodere l'esplosivo all'ingresso della caserma di piazzale Perrucchetti, riuscendo per fortuna a far scoppiare solo l'innesco e rimanendo gravemente ferito. Circa mese fa, però, Kol è stato scarcerato per motivi di salute. E ora resterà in Italia. Nell'aprile dell'anno scorso era stato espulso e rimandato in Libia (dove ha finito di scontare la pena di tre anni) l'altro complice di Game, il 35enne Mohamed Israfel Imbaeya.

Si chiama invece Khaireddine Romdhane il tunisino 32enne finito in manette sempre a Milano nell'operazione del Reparto operativo speciale di Bari e accusato, insieme ad altri 4 connazionali e un marocchino catturati a Catania di associazione a delinquere con finalità di terrorismo. Il loro campo di addestramento era ai piedi dell'Etna in Sicilia. Lì i membri della cellula terroristica di matrice islamica - capeggiati dall'ex imam della moschea di Andria Hosni Hachemi Ben Hassen, arrestato a Bruxelles - eseguivano esercitazioni di guerra con armi ed esplosivi, in nome della loro fede sovversiva. Il gruppo che aveva sede proprio ad Andria si autofinanziava con i soldi raccolti da una moschea e da un call center. Le ordinanze di custodia cautelare in carcere, erano in tutto sei ma due dei destinatari si trovano ancora in Tunisia.

Secondo quanto emerso dall'inchiesta del Ros i membri dell'organizzazione hanno partecipato in passato a diverse azioni criminose, attentati in Afghanistan e Iran. Al momento non è stato documentato alcun progetto terroristico in Italia. I carabinieri hanno ascoltato nel corso della attività investigativa diverse conversazioni tra gli indagati. Dalle intercettazioni è emerso l'obiettivo di liberare altri terroristi islamici arrestati a Guantanamo, così come la fede nel credo terroristico. In un sms uno degli indagati scrive infatti: «Nel nome di Dio sono pronto».

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