In autunno Per loro test anti-droga e per i clienti il numero reclami

Nessuna imposizione, semmai un’identificazione: la vede così Giovanni Terzi, assessore alle attività produttive e «papà» della proposta che fa storcere il naso ai tassisti. «I conducenti in città sono 4.800 e li vorrei considerare come una risorsa per chi vi arrivi, ambasciatori di uno stile Milano», spiega Terzi. Che poi questo senso di appartenenza si traduca in un maglione o una stemma, lo si discuterà a settembre, con calma, ad un tavolo, così come le modalità dei corsi di lingua, gratuiti e facoltativi, saranno valutate a quattrocchi con la categoria. A chi ricorda che le priorità per i tassisti siano altre risponde anche Edoardo Croci, assessore ai Trasporti: «Il decoro dei tassisti è un problema che riguarda, per nostra fortuna, più il centro e il sud Italia: noi a Milano contiamo su una flotta di autisti fra le più giovani e, in quanto ai veicoli, fra le più «ibride» ed ecologiche. Conosciamo i problemi della categoria - aggiunge Croci - e in accordo con la Regione li affrontiamo». Di competenza del Pirellone è, infatti, la gestione degli aggiornamenti di lingua inglese; è invece un bando comunale quello per cui i taxi saranno dotati di Pos per i pagamenti telematici delle corse. In autunno ci saranno altre due novità: «Le vetture saranno fornite di un nuovo numero di telefono comunale per i reclami che - spiega Croci - dovrà essere esposto sui vetri accanto alle tariffe e stampato sulle ricevute». Inoltre sempre dall’autunno partiranno i controlli antidroga fra gli autisti, secondo un accordo già raggiunto a luglio con i rappresentanti della categoria». A ritenere quella del codice d’abbigliamento un’opportunità è anche Achille Colombo Clerici, presidente di Assoedilizia: «I tassisti milanesi sono fra le categorie più informate e simpatiche: quando mi serve tastare il polso su qualche istanza, mi faccio una corsa in taxi. Loro - prosegue Colombo Clerici - sanno sempre tutto. Investiamo sulla loro professionalità e per una volta non rispondiamo ad un’iniziativa solo reclamando che le priorità siano altre».

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