Aventino Forza Italia «Stop al rimpasto o noi fuori dall'aula»

L'assessore Alberto Cavalli oggi non andrà a firmare l'accettazione per il passaggio al nuovo assessorato. E lunedì nessuno di Forza Italia parteciperà alla riunione di maggioranza in Regione. La lotteria di deleghe, assessorati e sottosegretari non è ancora chiusa e la situazione a Palazzo Lombardia è diventata (se possibile) ancora più tesa. Perché il «prendere o lasciare» con cui Roberto Maroni ha detto di non essere più disponibile a trattare, ha solo acceso gli animi dei berlusconani. Rischiando solo di far salire dai nove consiglieri del Nuovo centrodestra ai dieci di Forza Italia il numero dei «ribelli» pronti alla guerriglia in consiglio. «Il gruppo è compatto e non è una questione di poltrone», assicura un consigliere di FI. E per la prova di forza basterà aspettare lunedì in aula. Dove, ad aggiungere pepe, sarà anche la Lista Maroni con il professor Stefano Bruno Galli.
«Una soluzione umiliante. È inaccettabile», ha detto il capogruppo di FI Claudio Pedrazzini a proposito di quella che per Maroni è la soluzione definitiva. «Io non ho chiuso - gli fa eco la coordinatrice regionale Mariastella Gelmini - Un rimpasto a queste condizioni non è proprio sostenibile». Sono i numeri a dirlo. Con gli «alfaniani» che incassano due pedine, un assessore e un sottosegretario, e gli azzurri che scendendo da cinque a quattro. «I patti di Maroni con Berlusconi - racconta un big di FI che ha partecipato alle trattative - non erano questi. Noi avevamo concesso un assessore in più a Ncd, ma a patto che nessuno dei nostri fosse toccato». E, invece, la richiesta di Maroni è di far uscire Maurizio Del Tenno per far posto all'ncd Mauro Parolini che però avrebbe le deleghe a Commercio e Turismo, lasciando le Infrastrutture a Cavalli. «Un doppio danno - dicono quelli di FI - Perché oltre a perdere Del Tenno, dobbiamo lasciare i commercianti e le categorie con cui in quest'anno abbiamo lavorato bene». E non è un mistero che proprio Cavalli abbia più volte fatto presente a Maroni di non gradire il trasferimento alle infrastrutture, terreno minato tra i fondi che non arrivano e le incursioni dei magistrati. All'ultimo momento anche la telefonata di Denis Verdini che chiede di salvare Del Tenno a scapito di Paola Bulbarelli (Casa).
E c'è un altro colonnello berlusconiano che si ribella, ma vuol rimanere anonimo perché convinto che la trattativa si possa riaprire. «Maroni così ci ha sfregiato. Ha ceduto al ricatto di quelli di Alfano e cerca di far passare noi per poltronisti». Per di più «Ncd ha creato problemi nel momento sbagliato, perché manca un mese alle elezioni e così ci rimettiamo tutti». E ricorda che proprio dal consigliere politico di Fi Giovanni Toti era arrivato a Maroni l'invito a «spostare tutte le decisioni a dopo le Europee». Un Toti che dei consiglieri azzurri ha bisogno per spingere la sua candidatura nel collegio Nord-Ovest.
E al partito di chi pensa che ci sia ancora spazio per la discussione si iscrive uno stretto collaboratore di Del Tenno che fa notare come i decreti per i nuovi assessori fossero già pronti giovedì e che invece poi tutto è stato rinviato. A un incontro per oggi (o forse già ieri sera ad Arcore) tra Maroni e Silvio Berlusconi per tarare meglio il nuovo assetto del governo lombardo. Tornando magari a quell'ipotesi di aumentare il numero degli assessori, soddisfacendo così gli appetiti di Ncd senza per questo punire un gruppo di FI che in quest'anno ha sempre garantito solidità alla navigazione della Regione.

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