Bufala e pomodori campani dove c'era la Banca Ponti

Una società di Napoli vince il bando per un ristorante in via Pellico E il Comune mette all'asta (con polemica) altri tre spazi della Galleria

Un trionfo di bufale campane e pomodori dop negli spazi che furono dell'ex Banca Ponti in via Silvio Pellico. La società Vanilla di Napoli ha vinto il bando lanciato a settembre dal Comune, potrà aprire un ristorante che promette «piatti della tradizione italiana, di qualità ma a prezzi accessibili a tutti» nei 260 metri quadri dotati di sette vetrine alle spalle di piazza Duomo. Niente ricette minimaliste, ci sarà anche una caffetteria, «anche negli arredi si cercherà di conservare la vecchia struttura, magari pure nel nome». Potrebbe chiamarsi «La Banca». La base d'asta minima era fissata a 311.868 euro di affitto annuo, nell'unica busta presentata alla scadenza del bando due giorni fa era contenuta l'offerta pari a 362.937 euro, quasi 50mila euro di rialzo. La società sbarca per la prima volta a Milano da Napoli, dove invece è molto attiva nel settore, gestisce il «Vanilla Cafè», due ristoranti giapponesi - «Nero» e «Hachi» - e «Brace e risotti». L'ex Banca Ponti, era l'idea originaria del Comune per il 2015, doveva trasformarsi in Infopoint per i turisti. Un progetto naufragato presto e superato dall'installazione degli Expo Gate in largo Cairoli anche se in zona Duomo un ufficio informazioni sarebbe stato strategico. Trionfa il food. Per «garantire un mix funzionale nel'ambito del complesso della Galleria - ha spiegato l'assessore al Demanio, Daniela Benelli - abbiamo deciso di destinare questi spazi ad attività commerciali di tipo alimentare». Una scelta «condivisa con la Soprintendenza, e siamo convinti che sarà il modo per rivitalizzare via Pellico». La durata della concessione è di dodici anni, il ristorante aprirà in tempo per Expo.

E mentre la giunta Pisapia attende con una certa ansia l'esito del ricorso al Consiglio di Stato sulla delibera, bocciata dal Tar, con cui sono scattati i subentri di griffe come Versace, Armani e una parte di Prada in Galleria (l'udienza tra una decina di giorni), ieri sono stati pubblicati altri tre bandi per affittare i piani alti del Salotto, le destinazioni ammesse sono commerciale o terziario. Le unità, occupate in passato da associazioni, si trovano al primo, terzo e quarto piano di piazza Duomo 21. La più grande )al quarto piano) per complessivi 547 metri quadrati che possono essere accorpati (ad eccezione di un bilocale) è messo a gara con una base d'asta pari a 153.160 euro, quasi 13mila euro al mese. Per il secondo lotto, 52 metri quadri al primo piano la richiesta parte da appena 18.720 euro all'anno - 1.560 al mese - ma nel bando si legge che i due locali con servizi affacciati sul cortile interno di via Pellico sono in uno «stato manutentivo carente», e la ristrutturazione è ovviamente a carico dell'aggiudicatario. Anche inferiore, 18.020 euro annui e quindi 1.501 al mese - la base d'asta per i 53 metri quadri al terzo piano. Ci sarà tempo fino al 15 dicembre per le offerte, la concessione avrà 18 anni di durata. Sono esclusi, come al solito, sexy shop, money transfer, phone center, sale giochi, centri massaggi, kebaberie, agenzie di scommesse.

Le gare a «spezzatino» della Galleria, senza attendere che vengano liberate e concesse grandi porzioni (con massimi profitti) fa storcere il naso a Fabrizio De Pasquale di Fi : Il Salotto va affidato ad un fondo immobiliare che farebbe incassare al Comune 70-80 milioni all'anno invece di 20. Si danno via i pezzi pregiati senza un serio piano di valorizzazione».

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