Una città di spirito

Domani e domenica all'Hotel Marriott il raduno per appassionati e neofiti. Oltre 600 etichette e seminari per assaggiare e imparare

Marco Zucchetti

«Il whisky non cambia sapore a seconda della simpatia di chi te lo offre». Sentenziava così Tex Willer, sfinito da pellerossa, cavalcate e pessimi bourbon. Probabilmente l'eroe dei fumetti western non era mai stato al Milano Whisky Festival. Dove il whisky è già eccellente di per sé, ma l'atmosfera e la compagnia aiutano a renderlo ancora più godibile. E interessante.

Si terrà domani (dalle 14 a mezzanotte) e domenica 6 novembre (dalle 14 alle 21) all'Hotel Marriott di via Washington l'undicesima edizione di quello che ormai sempre più viene considerato il vero luna park degli estimatori del malto. Una due giorni intensa, ideata e fatta crescere anno dopo anno da Giuseppe Gervasio Dolci e Andrea Giannone. Milanesi, appassionati del distillato scozzese ai limiti dell'innamoramento, da vent'anni bazzicano distillerie e rassegne europee con un'unica idea in testa: diffondere l'affascinante cultura dell'orzo che diventa oro liquido. Cosa in cui stanno riuscendo alla grande con le loro serate di degustazione in giro per la città, gli imbottigliamenti e le rassegne: il Whisky Day a maggio e - appunto - il Festival a novembre. Per dire, l'anno scorso gli ingressi erano stati 4mila, e quasi per un quarto donne. Alla faccia di chi parla di single malt di «nicchia».

Perché quello che salta agli occhi, quando con il tuo calice e il portabicchiere (in vendita a 5 euro all'ingresso, il biglietto è gratuito) girovaghi tra gli stand del festival, è che i tempi del cumenda seduto davanti al camino col suo Chivas Regal sono finiti. Addio all'immaginario anni '70 e '80, il whisky sta provando a conquistare tutti, nonostante l'immagine agé ed «aristocratica» e la concorrenza di spiriti più trendy (per esempio il gin). Al festival quindi ci sono gli addetti del settore e i semplici entusiasti, i giovani cresciuti col mito della Scozia e i curiosi, le compagnie di amici e le ragazze a cui vanno stretti i gusti «femminili», che non si capisce perché una donna dovrebbe solo bere limoncino e vino dolce... Insomma, l'umanità è varia e l'atmosfera informale, nessuno insegna ma tutti imparano.

Infatti non di solo assaggio vive il visitatore del festival. Certo, il «safari» tra le bottiglie portate dagli espositori (i distributori dei grandi marchi, da Bacardi-Martini a Velier, da Rossi&Rossi a Pernod-Ricard e Diageo, solo per citarne alcuni) è il punto forte della due giorni, ma grande successo hanno sempre anche le «masterclass», una dozzina di degustazioni guidate dagli ambasciatori delle distillerie. Esperienze sensoriali uniche - anche se alcune sono già sold out - i cui biglietti sono in vendita su www.whiskyfestival.it: si va dal tour dei malti giapponesi alla scoperta della distilleria Jura, dal focus sul Lagavulin alle perle di Hunter Laing e Giorgio D'Ambrosio, da 50 anni maestro di malto in Italia. Senza dimenticare il seminario «Whisky, un viaggio nel tempo tra storia e cultura», tenuto da Salvatore Mannino della parigina Maison du whisky, vera autorità nel settore.

Ma in sostanza, cosa si fa al festival? Molto semplice, si arriva, ci si registra gratuitamente (ma meglio farlo sul sito per evitare code), si acquista il kit, si cambiano i soldi in gettoni e si sceglie cosa degustare, lasciandosi attirare dalla curiosità e chiedendo consigli agli esperti: ogni assaggio va dai 3 euro in su, ci sono seicento etichette in mescita che attendono solo di essere scoperte. Essenziale è essere aperti e sperimentare: c'è il malto italiano di Puni, c'è l'indiano Amrut, ci sono gli irlandesi vellutati e i bourbon con le loro esplosioni di vaniglia dolce. E c'è un mare di Scozia in cui perdersi, ovvio: le note sapide di malti marini, la torba di Islay, la dolcezza dello Speyside, lo sherry e le spezie del legno delle bottiglie più invecchiate. Impossibile annoiarsi, anche perché ostriche e salumi sono buoni compagni di gusto e ci sono sempre gli stand del rum e l'angolo dei cocktail per cambiare sapore.

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