La città vuota, i musei pieni Colori ecuadoriani a Baires

Due milanesi su tre vanno in ferie: Grecia, Spagna e Italia le mete più gettonate. Addio alle temute spiagge africane

Arriva agosto e siamo d'improvviso rondini che disdegnano il petto bianco, smaniose d'indossare l'abbronzatura come una caffettano marron glacè. Milano è una città migrante per ferie. In fatto di voli e corse verso altri lidi batte Roma e Torino. Spinti dal lunatico istinto migratorio, organizzandosi come uno stormo su quattroruote, su due, su tre ruote e due ali di ferro, su due binari, i cittadini volano via dalla città, misticamente deserta, addirittura profumata dal deserto dei motori, per raggiungere il luogo marino o alpino.

Come non villeggiare in agosto? Come non ascoltare la voce della sirena che si chiama vacanza? Due milanesi su tre si sono già messi in moto, ignorando il costo della benzina, perché il ronzio del gettone nel jukebox del richiamo feriale arrapa più del fruscio degli euro che vanno. Grecia, Spagna, Italia i paesi gettonati appunto, perché nessuno vu cumprà i vecchi sogni esotici, quali Tunisia, Marocco, Egitto, Mar Rosso in generale, che perde il 30% del consenso, foschi miraggi che costano la vita più della borsa di Vuitton vera. Quanti anni sono passati da quel 5 luglio 1841, quando Thomas Cook organizzò un viaggio di undici miglia da Leicester a Loughborough per ben cinquecento e settanta persone, al costo di uno scellino a testa! Tutti sul treno: ciuf, ciuf. Il successo fu tale da spingere lo stesso Cook a organizzare pacchetti ben articolati, e nacque il turismo, una delle macchine più oliate dai nostri poveri o ricchi salvadanai. Nei primi quattro mesi del 2015 sono stati sette milioni i lombardi che hanno migrato per vacanzeggiare, con una spesa di 1,8 miliardi di euro, ovvero 6 miliardi in un anno. Con 657 milioni di spesa Milano è la prima provincia per i tour all'estero. La capitale spende 635 milioni e Torino 237. Dall'Inghilterra vittoriana l'impresa turistica è approdata alla vittoriosa terra lombarda che oggi conta duemila e quattrocento imprese che si occupano di organizzare viaggi. È il 15,9 per cento dell'intero settore italiano.

Eppure: come è succulenta la città in agosto! L'esotismo come concetto di pienezza sensoriale, di volteggio mentale, di vanità corporea, la adorna con classe. Si aprono le porte di tutti i musei, come ieri, gratuitamente, e 13 mila e 500 persone ammirano bellezze d'arte sepolte nella rinfrescante parentesi di mura così ben costruite, nei vecchi palazzi, nel Castello, in Duomo, da non aver neppure bisogno dell'aria condizionata, inventata dopo che l'uomo non ha più saputo edificare. Open doors alla pinacoteca di Brera, al museo del Risorgimento, a palazzo Morando, alla galleria d'Arte moderna, al museo archeologico, al museo della Pietà Rondanini, quasi venerata. Ieri corso Buenos Aires era un'overdose di colori per la festa ecuadoriana, congiunta all'anniversario dell'indipendenza dell'Ecuador, che sfila ogni anno con un corteo lungo un chilometro. Alla fine cala la sera sulla città. Cantano i grilli, mentre le rondini, quelle vere che non ancora sono partite, cinguettano tra i palazzi, abbandonati in questo agosto in cui Milano ti affianca con ammicante circospezione da concreta signora.

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