"Il concerto Covid-free non si farà". Il dossier riaperture bloccato al Cts

Il protocollo proposto dai gestori fermo al palo. L'evento di fine maggio previsto al Fabrique di Milano non si farà. Si attende ancora il del Cts e del governo

"Il concerto Covid-free non si farà". Il dossier riaperture bloccato al Cts

L'avevano data come cosa fatta. L'evento che ci avrebbe riportato in discoteca, ai concerti, a ballare in sicurezza nel post Covid. La benedizione politica, quella del sindaco Beppe Sala, c’era. Ma a fine maggio il “primo evento test in Italia di riapertura dei locali e club al chiuso” non si farà. “Se anche avessimo una risposta oggi, non potremmo farlo venerdì”, fanno sapere dal Fabrique al Giornale.it. “Non ci sarebbero i tempi tecnici”.

A dire il vero la notizia bomba di una decina di giorni fa, sganciata dall’Ansa e poi rilanciata dal sindaco meneghino, era più un desiderio che una realtà fattuale. A inizio aprile le associazioni di settore Silb, Cfc, Adj e Sils avevano presentato a Sala un “protocollo attuativo di un test pilota” firmato da esperti e professori, tra cui i Matteo Bassetti e Pier Luigi Lopalco. Tredici pagine (leggi qui il testo) divise in fasi, dall'acquisto del biglietto elettronico alla prenotazione dei test antigenici, passando per le modalità di ingresso, le precauzioni igieniche, il clinical report e le conclusioni. L'idea era quella di replicare quanto già provato a Barcellona e in altre città europee per far ripartire gli eventi Covid-free: per entrare i 2.000 partecipanti dovrebbero mostrare un green pass (guariti o vaccinati) oppure sottoporsi a un tampone di ultima generazione, poi dopo sei giorni si replicherebbero i test così da permettere agli scienziati di analizzare i dati pre e post serata. Solo a quel punto i decisori politici avrebbero in mano un'analisi scientifica per decidere “se e come” riaprire gli eventi musicali all'aperto e al chiuso.

I due esperimenti si sarebbero dovuti svolgere a fine maggio al Fabrique di Milano (al chiuso) e il 5 giugno al Praja di Gallipoli (all'aperto). Per ora però tutto tace. Il protocollo, sottoposto al governo e al Cts, è ancora chiuso nei polverosi cassetti romani. I promotori sono pronti ovviamente ad adattarlo alla situazione contingente, che negli ultimi due mesi è cambiata, in modo da renderlo il più aggiornato possibile. Ma certo non possono farlo dalla sera alla mattina. “Per adesso l'unica cosa sicura è che non ci sarà alcun evento-test in questo fine settimana”, spiegano dal Fabrique. E appare complicato ipotizzare anche i primi di giugno come nuova data se si vogliono fare le cose per bene. Insomma: “Aspettiamo di sapere se c'è interesse e poi verrà deciso un giorno”.

Va anche detto che di ufficiale non c'è mai stato nulla. Checché ne abbiamo detto e scritto i giornali (“si riparte col test pilota”), la notizia di dieci giorni fa aveva colto il Fabrique di sorpresa. Intanto perché ancora non c'era nulla di concreto, ma solo un’idea. E poi perché dopo un mese e mezzo di attesa senza riscontri dal Cts i promotori l’avevano data un po’ per persa. Certo, forse rendere la proposta di dominio pubblico aveva anche l'obiettivo di “forzare” chi di dovere a prendere una decisione. In ballo, soprattutto per i locali all'aperto e le discoteche (vedi la Puglia), c'è l'intera stagione estiva ormai alle porte. Ma anche chi come il Fabrique guarda al prossimo autunno ha bisogno di “programmare”. “Se a ottobre ci dicessero che potremmo ripartire dal giorno dopo - spiegano - noi non riusciremmo comunque a organizzare nulla prima di febbraio 2022”. Un posto con 3.300 persone di capienza, artisti nazionali e internazionali e una pletora di persone che ci lavora attorno, non si riapre con uno schiocco di dita. L’evento test, infatti, non aveva come obiettivo quello di ottenere nell'immediato un liberi tutti. Ma quello di analizzare i dati in modo scientifico per capire se, quando e in che modalità riaprire discoteche, club e locali. Ottenere eventi “sicuri”, insomma. Senza ignorare il problema sanitario che esiste, così come quello economico. E magari evitare, come successo l'anno scorso, di ritrovarsi a settembre costretti a richiudere tutto perché si sono fatte scelte sbagliate. Ma a Roma per ora tutto tace.