Fashion in mostra al museo sotto il segno di Italo Calvino

Seguendo le «Lezioni americane», gli oggetti e gli abiti degli stilisti raccontano la moda del nuovo millennio

Pamela Dell'Orto

«I vestiti sono moderni?». La scritta campeggia a chiare lettere sull'abito bianco Dior disegnato da Maria Grazia Chiuri (e cita una mostra storica del '44 al Moma). Un peplo contemporaneo che si staglia al centro della sala fra una Madonna del Botticelli e una Pietà del Bellini, accanto a un abito da sera ricamato di Giorgio Armani: un capolavoro perfettamente costruito di modellistica fra i capolavori del Rinascimento. Inizia con questi due opposti il percorso della mostra «Memos. A proposito della moda in questo millennio» realizzata da Camera Nazionale della Moda Italiana, ideata e curata da Maria Luisa Frisa. Siamo al Museo Poldi Pezzoli, casa-museo fondato a metà dell'800 per ospitare la collezione di Gian Giacomo Poldi Pezzoli. Proprio qui, 40 anni fa, una mostra indagava per la prima volta sulla storia (e il futuro) della moda, e ora «abbiamo voluto ricordare quel grande lavoro», spiega la curatrice che per Memos è partita dalle Lezioni Americane di Calvino. «Le ho usate come metodo di comprensione: l'appunto, lo scarabocchio, l'inciampo. Calvino si interrogava: quali cose ci porteremo nel prossimo millennio? Quali sono le qualità e i valori della letteratura? Lo stesso possiamo dire della moda: quali sono le qualità e i valori della moda in questo millennio? Quali le permanenze del secolo scorso e come le interpretano gli autori?», prosegue Frisa. Questa mostra, che «è una suggestione», oltre a tanti oggetti propone tanti quesiti. È una mostra aperta, le chiavi di lettura sono tante, ma si può anche osservare per il piacere di osservare. Le grandi maison contemporanee ci sono tutte, tanti gli abiti-icona (che dialogano con le opere della casa-museo): da quelli minimalisti di Prada a quelli «scandalosi» di Gucci sui quali Alessandro Michele ha rappresentato le parti interiori del corpo della donna, fino al peplo neoclassico di Sophia Kokosalaki. Ed ecco tante riviste, ritagli e oggetti: i disegni anni 70-80 di Lagerfeld per Chloe, gli unici che mostrano davvero i progetti del Kaiser Karl, le note dattiloscritte da Diana Vreeland quando dirigeva Vogue America, le cartelle stampa di Prada anni 90 siglate da Anna Piaggi.

Al centro di tutto, la moda di oggi. «Gli abiti sono evocazioni di cose che succedono: oggi è sempre più importante la presenza dell'emblema che ti dica questo abito è di questa maison, perché tutti fanno vestiti ma cosa rende differente un pezzo da un altro? L'idea, il design, ma anche il fatto di appartenere a un valore, a una credenza, quello che rappresenta un abito», conclude Frisa. Il visitatore si può perdere tra tanta bellezza, per questo ogni pezzo è accompagnato dalle didascalie: mini-racconti della scrittrice Chiara Valerio e della regista Roberta Torre, che ci aiutano a capire che un abito può raccontare tante cose.

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