Il figlio resta col cagnolino Lo strazio di tre famiglie

Un cagnolino nella cuccia. Stasera e poi domani sera e dopodomani sera e tra una settimana, un anno, soltanto negli occhi di un piccolo cane potrà guardare Andrea Masini per tornare al ricordo della sua famiglia, perduta in poche settimane. Prima la morte della madre e poi, ieri, il padre, Ermanno, ultima vittima del piccone di Mada Kabobo. Il pensionato di 64 anni era uscito sabato mattina per portar fuori il cane, senza immaginare che la fine arrivava alle sue spalle con la violenza di un'arma antica, rurale, simbolo della povertà e del sudore della terra in una Milano che non si ricorda nemmeno più cosa sia la terra.
E' caduto a terra il buon Samaritano, che si adoperava per aiutare gli altri, sotto un piccone, usato nella nostra storia di contadini per bucare il suolo e far germogliare il raccolto. Ma quale raccolto cresce dal dolore seminato da un piccone che con furia un uomo ha abbassato contro sei uomini, dei quali tre senza vita? Sui buchi nella carne del piccone scendono le lacrime dei cari, la pioggia salata perché deve bruciare l'inferno che con niente brucia: l'abisso del lutto.
Un cagnolino e un rosa bianca. Eccoli i germogli d'amore che spuntano dal nulla. La rosa è stata deposta ieri dagli amici di Cristian Casella, fratello gemello di Davide, altra vittima delle picconate di un uomo da poco arrivato dal Ghana e che forse non ha mai conosciuto l'uso agricolo di un piccone ma solo quello mortale, venefico. La falce e il piccone. La falce: con lei viene rappresentata nostra matrigna morte. Il piccone, che da sabato a Milano è il simbolo della tragedia. Mada Kabobo ha dichiarato di sentire «voci cattive» che gli comandavano di uccidere. Ora tutti sentono una voce: quell'uomo è un mostro. Chi lo sa se la voce di Andrea Masini avrà il coraggio di tornare dolce come la voce del padre quando chiamava il cagnolino, perché è la dolcezza il sale delle lacrime.

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