La firma sui graffiti incastra i writer

Sui murales gli autori si siglano come «associazione». E per i pm è la prova che sono una banda

La firma sui graffiti incastra i writer

Che quei graffiti non fossero l'opera isolata e sporadica di un singolo maniaco dello spray, lo diceva già la tag, la sigla che li accompagnava: «Asd». La sigla (i lettori perdoneranno che tale volgarità venga riportata per dovere di cronaca) corrisponde esattamente a «Associazione Stronzi Dementi». Quando la polizia locale e il pubblico ministero Ferdinando Targetti hanno decrittato l'acronimo, hanno avuto la sensazione di trovarsi davanti alla conferma, quasi a una sorte di confessione, di quanto già avevano intuito: e cioè che quella fioritura di murales aveva dietro una banda organizzata. E che quindi fosse giunta l'occasione giusta per fare scattare l'incriminazione che segna un salto di qualità per la lotta al graffito selvaggio: associazione a delinquere. Un reato che, per il solo fatto di fare parte della banda, il codice punisce con la reclusione da tre a sette anni.

Del fastidio con cui una parte della maggioranza che governa Palazzo Marino ha accolto la notizia della «linea dura» inaugurata contro i graffitari, a Palazzo di giustizia non si sono preoccupati più di tanto. In ambienti vicini alla Procura si fa notare che non è mai stato deciso di incriminare indistintamente tutti i writer per associazione a delinquere, ma soltanto quelli che si muovono in gruppo e con logiche di gruppo, spesso contrapposti a gruppi concorrenti. In questi casi, viene fatto presente, il codice penale non lascia, d'altronde, spazi interpretativi.

Così per i quattro membri maggiorenni (altri due sono indagati dalla procura dei Minori) dell'Associazione Dementi è arrivata la richiesta di rinvio a giudizio. L'udienza preliminare davanti al giudice Alessandra Clemente è fissata per il prossimo 6 giugno. Quel giorno il giudice dovrà valutare non tanto la colpevolezza degli imputati, che sono quasi tutti rei confessi e hanno offerto di risarcire i danni al Comune di Milano, quanto se l'accusa più pesante, ovvero l'associazione a delinquere, sta giuridicamente in piedi. Se la linea della Procura venisse confermata, il processo del 6 giugno potrebbe costituire una svolta: finora la lotta ai graffiti si scontrava con la sostanziale impunità che la legge consentiva a chi era imputato di semplice imbrattamento, un reato che il codice punisce con una multa, e che solo nel caso che vengano deturpati monumenti storici prevede il carcere fino ad un anno.

Dell'indulgenza plenaria concessa finora a Milano ai presunti artisti dello spruzzo è ben consapevole - secondo le indagini dei vigili - la community internazionale del settore, che attraverso il suo tam tam informatico richiama sotto la Madonnina spedizioni che ben raramente vengono intercettate (i controlli intensificati di Atm hanno portato a sventare in più appena il 20 per cento di imbrattamenti). La speranza è che anche la voce della «linea dura» si sparga altrettanto in fretta.

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